Il Giappone e il nucleare

L'esplosione nella centrale di FukushimaIn un paese come il Giappone, quasi 130 milioni di abitanti e una densità di popolazione molto superiore a quella italiana, il numero dei morti causati dal terremoto è relativamente contenuto. Nonostante la potenza del sisma infatti la maggior parte dei danni sono stati causati dal successivo tsunami che ha inghiottito interi villaggi costieri, un evento a cui è molto più difficile prepararsi, per quanto siano buoni i livelli di sicurezza delle costruzioni antisismiche e i sistemi di allerta e di soccorso. Ma sebbene da questo punto di vista il Giappone abbia dato un’ottima prova di preparazione e capacità di affrontare la catastrofe, non si può dire lo stesso per quanto riguarda il rischio nucleare.

Il Giappone ha 52 centrali funzionanti e almeno 3 sono state danneggiate dal terremoto, una in maniera molto grave, a Fukushima. All’inizio i danni e i pericoli venivano minimizzati dal governo, ma con il passare delle ore e dei giorni la situazione sembra sempre più fuori controllo, e infatti se all’inizio erano stati evacuati gli abitanti “soltanto” in un raggio di 3 km dalla centrale di Fukushima, ora siamo arrivati a 20 km. Una distanza che sarebbe comunque molto insufficiente nel caso di perdita di materiale radioattivo. Già nella situazione attuale questo è probabilmente il terzo più grave incidente nucleare della storia. 
Per quanto le centrali nucleari possano essere costruite nel migliore dei modi e con i più moderni sistemi di sicurezza, illudersi che possano essere davvero a prova di incidente è stupido e pericoloso. Il rischio potenziale che una simile centrale costituisce per il territorio è comunque enorme se qualcosa va storto. In paese altamente sismico come il Giappone, o come l’Italia, un simile rischio non è affatto remoto. A parte questo enorme pericolo restano anche le altre valide obiezioni contro l’impiego dell’energia nucleare: le scorie che non possono essere davvero smaltite nel medio e nel lungo termine e il fatto che il costo reale delle centrali per la comunità, proprio per i rischi connessi e i problemi di smaltimento, è molto più alto di quello nominale. Con il nucleare la popolazione di un paese rischia sempre un danno spaventoso e non ne ricava reali benefici, perché nonostante tutta la propaganda in merito il nucleare è un vantaggio limitato per il bilancio energetico di un paese, ma è un grosso affare per le aziende che lo gestiscono e per i loro alleati politici. 
Il Giappone è stato colpito da un terribile disastro, il terremoto, e il nucleare rischia di aggravarlo aggiungendo danni potenzialmente gravissimi ad una situazione già molto difficile. Ora ovviamente tutto il mondo spera e confida che il governo giapponese sarà in grado di contenere i danni, se non altro per l’egoistica ragione che una grave fuga radioattiva finirebbe per coinvolgere una buona parte del pianeta, come era accaduto nel caso di Chernobyl.
Ma qui in Italia, con un governo che vorrebbe ricominciare a costruire centrali nucleari nonostante il referendum contrario del 1987, non si può fare a meno di pensare a cosa succederebbe qui in caso di simili disastri, in un paese come il nostro, notoriamente molto più corrotto e disorganizzato del Giappone.

Francesco Defferrari

 

    

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