Cina alla conquista del sole e del vento

Cinainvestesufontirinnovabili230709Quando si parla di ambiente e di Cina si pensa sempre al paese che costruisce centrali elettriche a carbone al ritmo di una ogni dieci giorni, o al  paese che più di tutti non rispetta i limiti del trattato mondiale sul clima o ancora a quel luogo dove camminare per strada senza mascherina è più nocivo di fumare trenta sigarette al giorno. Eppure la Cina ha anche un’altra faccia della medaglia.

Soffoca nell’inquinamento, ma sta cercando di diventare il leader delle fonti rinnovabili e ha già avviato da alcuni anni questo cambiamento, anche se, per il momento, si occupa più di produrre che di mettere in pratica i beni prodotti.
Dopo aver importato le sue prime installazioni dai Paesi inizialmente leader del settore, come la Germania e la Spagna, la Cina è già ora il primo produttore mondiale di pannelli solari, che al 95% esporta verso l’Europa e gli Stati Uniti.
Non si ferma nemmeno sul mercato per l’energia eolica in cui ha appena sorpassato gli Stati Uniti e di cui sta costruendo sei centrali. Certo, poi utilizza per l’80% elettricità prodotta da centrali a carbone, ma la svolta verde che ha iniziato potrebbe farle cambiare idea.
Perché c’è una cosa che la Cina non sopporta: essere seconda nel business. E poiché Barack Obama vuole fare degli Stati Uniti il Paese che creerà posti di lavoro grazie alle industrie di energie pulite (lo ha detto anche quando ha chiesto al Congresso di sostenere il suo piano energetico), Pechino non può lasciare da solo il gigante americano in questo campo. “La Cina sta cercando di recuperare terreno nella corsa globale per trovare alternative ai combustibili fossili”, ha scritto recentemente il China Daily.
Per farlo, le autorità cinesi stanno finanziando questo mercato con i sussidi più alti al mondo per l’energia: 3 dollari a watt. L’obiettivo è evidente anche in questo caso: primeggiare sugli altri Paesi. Secondo uno studio della Greentech Media, nel 2012, l’Asia produrrà l’82% delle cellule solari in silicio policristallino, contro il 71% nel 2008. I tre primi produttori dovrebbero essere la Cina, Taiwan e il Giappone. 
E l’interesse cinese verso un mercato eco-compatibile potrebbe spostarsi anche nella produzione di vetture elettriche. La Cina pensa di produrre 60.000 auto elettriche nel 2012 e dovrebbe esserci già un accordo con Wal Mart per venderle a prezzo stracciato.

Il più grande inquinatore del pianeta ha quindi deciso di fare sul serio e cambiare rotta. E lo dimostra anche l’autorizzazione concessa un mese fa ad Al Gore per organizzare un importante convegno a Pechino sul cambiamento climatico.
Il mondo orientale ha ora paura dell’inquinamento. Secondo il rapporto annuale Worldwatch 2009 “Lo stato del mondo – Verso un mondo più caldo”, anche l’India affiancherebbe la Cina nella lotta ai cambiamenti climatici, con più investimenti nel settore. E il risvolto positivo dell’intero processo è che a livello globale il numero dei posti di lavoro connessi alla produzione di energia da fonti rinnovabili, i cosiddetti lavori ‘verdi’, sono in continua ascesa.
Nel nostro Paese, invece, si preferisce puntare sulla costruzione di centrali nucleari: più costose, più complicate da costruire e soprattutto molto più lente nel ricoprire i costi iniziali. Forse aspettiamo che la Cina si converta totalmente alle rinnovabili per scoprire che abbiamo sbagliato strada, ancora una volta.
 
Marianna Lepore

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