Ecologia zero

nave affondataIn un momento storico in cui tutti i governi del mondo si rendono conto di quale pericolo gravissimo sia il riscaldamento globale e molti paesi, tra cui gli Stati Uniti e la Cina, iniziano massicci investimenti sulle energie rinnovabili, l’Italia sembra il paese meno ecologista del mondo. Nonostante l’ambientalismo sia entrato nella politica da più di vent’anni concretamente la nostra nazione ha fatto poco e ora che sarebbe necessario agire non sta facendo proprio niente.

In Europa siamo l’unica nazione che contesta l’obiettivo di ridurre le emissioni di anidride carbonica del 20% entro il 2020, un obiettivo minimo che molti vorrebbero innalzare e che non è detto sia sufficiente ad evitare una serie di disastri in tutto il mondo e quindi anche nel nostro paese. Avvenimenti come l’alluvione di Messina, in cui la cattiva gestione del territorio è certamente la principale causa di tanti danni e tante vittime, dovrebbero insegnare qualcosa. Ma non risulta che l’Italia abbia mai imparato qualcosa dai suoi errori e quindi non ha senso sperare che possa iniziare adesso, con un governo che finora si distingue per non aver fatto nulla di utile a parte tagliare le spese, senza essere comunque riuscito a diminuire il debito pubblico.
La crisi, il precariato e l’inquinamento dovrebbero essere sufficienti per far capire a tutti che il nostro modello di sviluppo basato sul consumo bulimico di energia è sbagliato e crea ricchezza soltanto per pochi. Risparmiare energia, ottenerla da fonti rinnovabili, adeguare la rete elettrica, diminuire la nostra produzione di rifiuti e riciclare tutto il possibile non sono soltanto provvedimenti inevitabili se vogliamo evitare che la civiltà umana si autodistrugga, ma potrebbero anche essere un modo per migliorare e modificare gli equilibri economici della nostra società. Ma l’Italia purtroppo se può essere ancora un paese innovativo nella moda e nel design non lo è da molto tempo in politica ed economia, quindi il massimo che possiamo sperare è che l’Europa prenda seri provvedimenti in questo senso, costringendoci a seguirla.
Anche la reazione dell’opinione pubblica italiana alle navi dei veleni è sconfortante, a parte la recente manifestazione in Calabria. Nessuno si è preoccupato troppo di chiedere la verità sui rifiuti tossici e radioattivi che le organizzazioni mafiose italiane hanno affondato vicino alle nostre coste. La notizia è passata quasi sotto silenzio in Italia anche mentre circolava in tutti i giornali e i siti del mondo. Ora il governo e il ministero dell’Ambiente, dopo aver appurato che una delle navi sospettate sarebbe un relitto della prima guerra mondiale, dicono che si tratta di una buona notizia e il caso è chiuso. Non è affatto una buona notizia, visto che diversi pentiti hanno dichiarato che decine di navi con rifiuti tossici sono state affondate negli anni vicino alle coste italiane, dalla Calabria alla Liguria. Il caso non è chiuso se ancora non si sa dove siano queste navi, e quando si sa sono già stati osservati e misurati gravi fenomeni di inquinamento del mare.
Ma questa è l’Italia, dove troppe persone pensano che l’ecologia sia un concetto astratto e non capiscono che difendere l’ambiente significa anche difendere la vita umana, un grande successo della lobby degli inquinatori che si arricchiscono sulla pelle degli altri. 

Francesco Defferrari


Ordina libri, cd, dvd su Ibs e sostieni il sito

Leave a Reply

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>