Il petrolio che uccide

Bambina in Ecuador vicina a un barile Texaco

La Chevron è una delle sei maggiori compagnie petrolifere al mondo. Contro questo gigante economico c’è un processo in corso in Ecuador, per i danni ambientali causati dalla compagnia Texaco, ora proprietà della Chevron, nella regione del Lago Agrio. La compagnia petrolifera avrebbe versato 130 milioni di litri di rifiuti oleosi nella zona, danneggiando i 30.000 abitanti dell’amazzonia ecuadoriana, almeno 1400 dei quali hanno sviluppato tumori e malformazioni fisiche.

La causa era partita nel 1993 dagli abitanti della zona sostenuti da organizzazioni ambientaliste americane, nel 2002 il tribunale di New York ha deciso che il processo doveva tenersi in Ecuador, e lì è iniziato nel 2003 a Nueva Loja. Se la Chevron verrà condannata dovrà pagare 27 miliardi di dollari di danni per il risanamento del territorio inquinato.  
L’ultima mossa della compagnia petrolifera è un video in cui secondo la Chevron si vedrebbe il giudice incaricato del processo discutere con due uomini d’affari interessati al risanamento ed esponenti del partito del presidente ecuadoregno Correa su come emanare la sentenza e utilizzare la maxi multa. Secondo il giudice e il portavoce del presidente il video però sarebbe stato solo un tentativo della Chevron di corrompere la giustizia locale, una trappola che non ha avuto effetto. Uno degli uomini che ha registrato il video è un imprenditore ecuadoregno che si era presentato come candidato alla bonifica del territorio, e che dopo aver registrato gli incontri con gli esponenti del governo è stato portato negli Stati Uniti dalla Chevron.
Il giudice ha quindi rinunciato all’incarico, e questo potrebbe causare un allungamento dei tempi del processo, anche se gli avvocati degli abitanti della zona restano fiduciosi che la compagnia verrà condannata. 
Lo scopo della compagnia petrolifera è più che altro dimostrare che la condanna è già stata decisa a tavolino, ma il fatto è che i danni ambientali esistono e sono davvero terribili, come si vede nel documentario “Crude“, presentato all’inizio di quest’anno al Sundance Film Festival. La Chevron era già stata portata in giudizio in passato dai parenti di ambientalisti nigeriani uccisi mentre protestavano su una delle sue piattaforme petrolifere nel Delta del Niger. Ma questo caso, dopo il processo contro la Shell per la morte di Ken Saro Wiwa, per cui la compagnia ha accettato di pagare un grosso risarcimento, è la seconda volta che viene intentata una causa così importate contro un gigante del petrolio.
La sentenza dovrebbe essere emessa nel 2010 e ha un significato decisivo, quello di dimostrare che gli uomini possono difendere loro stessi e l’ambiente in cui vivono dalla prepotenza predatoria delle grandi compagnie internazionali. 
 
Francesco Defferrari 
 
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