Il cibo che inquina il Natale

coldiretticibonataleA pochi giorni dal Natale e da appuntamenti familiari che si concluderanno certamente intorno ad una tavola imbandita, val la pena ricordare che non tutto quello che troveremo in tavola ci farà bene. E spesso non farà bene nemmeno al nostro pianeta. Per questo motivo la Coldiretti ha presentato la “top ten” dei cibi che inquinano il Natale per aiutare le famiglie a scegliere il cibo nel modo giusto.

Nei giorni di festa, infatti, le famiglie sono spesso disposte a spendere anche più del dovuto per un pranzo/cena che “viene una sola volta l’anno”. Così pur di avere delle luccicanti albicocche o delle lucide ciliegie si spendono rispettivamente 28 euro e 35 euro al chilo. Prezzi decisamente esagerati soprattutto in tempi di crisi come questo. Perciò la Coldiretti ha voluto stilare una vera e propria lista nera dei consumi di Natale per aiutare i consumatori ad adottare un responsabile stile di vita. Se in passato ognuno sapeva riconoscere la frutta e la verdura di stagione, oggi complici i supermercati che vendono prodotti arrivati da ogni parte del mondo e un clima in un continuo mutamento, ci siamo abituati a mangiare pomodori 365 giorni all’anno e a pensare che sia normale gustare le more durante il banchetto di Natale. Questa frutta, però, è quasi nata in viaggio. Perché le more in questi giorni in vendita arrivano dal Messico, le ciliegie dal Cile, i mirtilli dall’Argentina.
E non sembra far notizia che negli ultimi dieci anni in Italia c’è stata una richiesta, e una consequenziale crescita di sbarchi, di questa frutta fuori stagione. Le more del Messico sono arrivate a un +6100%, i mirtilli dell’Argentina a un +560% e le ciliegie del Cile a un +122%.
Non solo si spende più del doppio per mangiare una frutta che non avrà quasi alcun sapore, ma si inquina ancora di più il Pianeta. Perché questa frutta ancora acerba avrà viaggiato in aereo e poi nei camion che affollano le nostre autostrade. Sarà maturata sotto un telone respirando gas di scarico e arriverà lucida sulla nostra tavola imbandita.
Un chilo di albicocche australiane, ricorda la Coldiretti, viaggiano per oltre sedicimila km, bruciano 9,4 chili di petrolio e liberano 29,3 chili di anidride carbonica. Non va meglio al chilo di ciliegie che dal Cile per giungere sulle tavole italiane deve percorrere quasi 12mila chilometri con un consumo di 6,9 chili di petrolio e l’emissione di 21,6 chili di anidride carbonica.
E questi sono solo alcuni esempi perché poi non si possono dimenticare le perplessità di carattere sanitario per un cibo maturato in questo modo e magari sottoposto a controlli non accurati.
A questo punto non resta che dare una lettura qui alla top ten dei cibi che “inquinano il Natale” e decidere di stupire i nostri ospiti con le ricette antiche che usavano solo e rigorosamente quello che offriva la terra dietro casa. Anche perché a furia di avere sempre la stessa frutta e verdura tutto l’anno abbiamo abbandonato da tempo alcuni frutti meno diffusi ma decisamente più saporiti.

Marianna Lepore

 
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