Riscaldamento globale, c’è chi se ne frega

Artico oggi

Non importa che il riscaldamento globale sia ormai osservabile a occhio nudo, non solo ai Poli ma in qualsiasi ghiacciaio del mondo. Non importa che il Comitato intergovernativo sul cambiamento climatico dell’Onu (International Panel on Climate Change IPCC), che riunisce i più importanti climatologi del mondo, abbia lanciato l’allarme ormai da tempo, vincendo anche nel 2007 il premio Nobel per la Pace insieme ad Al Gore. 

Non importa che altri seri istituti scientifici e molti scienziati abbiano più volte dichiarato che le conclusioni dell’IPCC sono anche troppo ottimistiche, e il cambiamento potrebbe essere più rapido e violento di quanto preventivato. Nonostante tutto questo si trova sempre qualche negazionista, pronto a sostenere che il riscaldamento globale non esiste e che comunque, anche se esiste, staremo semplicemente un pò più al caldo. Pochi giorni fa un’organizzazione privata, il Cato institute, ha pagato una pagina di pubblicità sul New York Times per contestare l’affermazione del Presidente Usa Obama secondo cui il cambiamento climatico è un grave problema per l’umanità. Se si osserva un pò i firmatari la maggior parte di essi però risultano persone che fanno altri mestieri, studiano altre discipline e non hanno mai pubblicato nessun serio articolo scientifico che abbia minimamente a che fare con la metereologia. 
I negazionisti prosperano anche nel Parlamento italiano. Una mozione presentata da 33 senatori del Pdl sostiene che non c’è nessun pericolo di cambiamento climatico, e quindi l’obiettivo dell’Unione Europea di arrivare al 20% di emissioni in meno e il 20% di energie rinnovabili entro il 2012 è completamente inutile. A parte l’ennesimo tentativo della maggioranza al governo di buttare l’Italia fuori dall’Europa anche qui manca del tutto la benché minima credibilità scientifica. Secondo la mozione una parte rilevante degli scienziati del mondo non crederebbe al riscaldamento globale. E gli scienziati dell’IPCC chi sarebbero? Dove hanno letto simili fantasie i senatori italiani? Ovviamente, sui media italiani. Che danno pari dignità a serie indagini scientifiche di organismi internazionali e a interventi inattendibili di climatologi della domenica, quando non danno maggiore spazio ai secondi, facendo così credere al pubblico (ed evidentemente anche ai senatori della repubblica) che le due opinioni siano sullo stesso piano. Invece non è affatto così. Si potrebbe dire volendo essere buoni che gli scienziati che non credono al cambiamento climatico sono una piccola minoranza. Ma non sarebbe affatto vero. Pochissimi scienziati negano il cambiamento climatico, nessuno di loro è un serio climatologo. E poi, come dice una vecchia massima del giornalismo che i media italiani non seguono mai, basta “seguire il denaro”. Ed ecco che si scopre come il Cato Institute sia stato spesso finanziato dalla Exxon Mobile, una delle più grandi multinazionali del petrolio. E tra i firmatari ci sono persone che hanno interessi non certo limpidi. L’attuale maggioranza del Parlamento italiano non fa eccezione, e pensa agli interessi economici immediati più che al futuro dell’umanità. Non vengono sfiorati dal pensiero che i danni prodotti a lungo termine dall’uomo sulla Natura potrebbero diventare molto più costosi di qualsiasi misura necessaria per limitarli. Probabilmente pensano che non saranno loro a pagare. Probabilmente hanno ragione. Come al solito, saremo noi. 
 
Francesco Defferrari
 
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