Il costo del clima che cambia

L'alluvione a Istanbul

E’ una grande tragedia che i primi drammatici effetti del riscaldamento globale si sentano più ai poli e ai tropici invece che nelle zone temperate dell’occidente ricco, ingordo e inquinatore. Se i disastri ambientali iniziassero a colpire anche noi l’opinione pubblica e i politici occidentali capirebbero che il pericolo è reale e imminente ed è fondamentale fare qualcosa prima che sia troppo tardi. La prossima importante occasione per svegliarsi è la Conferenza Onu sul Clima prevista a dicembre a Copenhagen. 

Intanto gli scienziati riportano quasi ogni giorno gli effetti del riscaldamento globale, nelle zone artiche dove già si notano drammatici cambiamenti nella distribuzione della vita animale e vegetale, al polo nord che sta diventando navigabile, nell’ecosistema marino dell’Atlantico sempre più in pericolo. Gli effetti si vedono in moltissimi altri luoghi, dalle foreste in cui aumentano i parassiti alla diminuzione del luppolo usato per la birra nella Repubblica Ceca. Le alluvioni colpiscono qua e là, come accaduto recentemente in Turchia e in Indonesia, ed entro la fine dell’anno è probabile che ne vedremo altre. 
Nonostante tutto questo in Occidente a cause delle campagne di disinformazione montate da multinazionali del petrolio e simili industrie che preferiscono distruggere il pianeta piuttosto che veder diminuire i loro immensi guadagni, aumentano gli scettici che non credono che il riscaldamento globale esista. E le nazioni sono molto divise e ancora incapaci di raggiungere un consenso per adottare misure efficaci. 
Non bisogna farsi troppe illusioni. Fino a quando le nazioni ricche non verranno colpite in maniera devastante dal cambiamento climatico è probabile che non si farà quasi niente di utile. Peccato che allora sarà probabilmente troppo tardi per limitare i danni. Al momento si stima che riparare i disastri del riscaldamento globale costerà al mondo tra 100 e 300 miliardi di dollari all’anno, nella migliore delle ipotesi. E’ una bella cifra, e forse i leader mondiali in vista di Copenhagen dovrebbero farsi due conti e decidere di spendere qualcosa adesso piuttosto che un costo umano e sociale immenso fra qualche anno

Francesco Defferrari 

La petizione ONU “Seal the Deal”, per chiedere ai governi di firmare un accordo contro il cambiamento climatico a Copenhagen.  

  

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