Da zoo a Bioparco: un album lungo un secolo

FrancescoMattioliIn 100 anni di storia, il giardino zoologico della Capitale ha accolto circa cinque generazioni di italiani. Per festeggiare il suo primo secolo di vita, il  Bioparco di Roma ha indetto un concorso video – fotografico, invitando a  partecipare tutti coloro che, nei loro album e videoteche di famiglia conservano foto o filmati realizzati allo zoo tra il 1911 e il 1989. Ma cosa ci raccontano le immagini in concorso? Lo abbiamo chiesto al Prof. Francesco Mattioli, docente di Sociologia all’Università La Sapienza di Roma e precursore in Italia della Sociologia Visuale.

Oltre all’evoluzione tecnologica, le foto e i video arrivati finora riescono a darci conto anche dell’evoluzione che nell’ultimo secolo ha cambiato profondamente la società italiana? Ad esempio, cosa ci raccontano riguardo alla trasformazione della famiglia?
Le fotografie in  generale sono tra le più interessanti e suggestive prove testimoniali della trasformazione della famiglia italiana nell’ultimo secolo. Ci raccontano il passaggio dalla famiglia allargata alla famiglia nucleare, la distribuzione dei ruoli fra i genitori, la valutazione stessa dei momenti più importanti del ciclo familiare. Nelle immagini che riguardano la visita all’allora “zoo” di Roma, sembra evidenziarsi soprattutto il desiderio di fissare un momento particolare della vita dei bambini, cogliere l’esperienza inusitata del rapporto diretto, anzi fisico, con l’animale e soprattutto dell’animale selvatico ed esotico, quasi a voler rompere delle barriere geografiche, ma anche antropologiche. Qualche volta è la donna ad essere ripresa, quasi che l’uomo fotografo volesse regalare anche a lei questo momento eccezionale, quasi stravagante o paradossale, e pressoché irripetibile. Le fotografie, quasi tutte scattate tra gli anni ’60 e gli anni ’80, ritraggono quindi la famiglia italiana nucleare nella sua manifestazione più piena, ancora rappresentativa di un’Italia sostanzialmente tradizionale e coesa. Ma non è detto che le foto di un giorno di serenità e di spensieratezza, forzate proprio a sottolineare questa particolare atmosfera, ci consentano di riflettere sui cambiamenti strutturali e culturali che la famiglia italiana ha iniziato ad evidenziare proprio dagli anni ’80 in poi.
Una delle pose più ricorrenti delle foto soprattutto degli anni ‘60/’70 è quella del visitatore, in particolare i bambini, accanto all’animale. Cosa c’è nel backstage di quelle foto?
Come si diceva, la foto del bambino accanto al leoncino, alla scimmia o all’elefante rappresenta il ricordo di una esperienza eccezionale, non comune; ma allo stesso tempo sembra quasi che si tratti di un esito consumistico dell’allargamento degli interessi e della vita della famiglia italiana e dell’italiano medio, in quegli anni di crescita sociale, economica e culturale. La macchina fotografica è ormai alla portata di tutte le borse, e una visita allo zoo permette di creare immagini inusuali, particolari, da esibire ad amici e parenti e soprattutto da donare come tesoro ai propri figli: quelle immagini spesso non restano relegate negli album, ma vengono incorniciate e appese alle pareti della cameretta, come trofei. Backstage? Spesso quella foto nasconde una febbrile preparazione: la prenotazione del leoncino,  il paziente convincimento nei confronti del bambino (una della foto più gettonate suggerisce un rapporto quasi conflittuale tra bimbo e leoncino…), la ricerca della messa in posa. Ecco perché alla fine quella fotografia è anche un trofeo: per il bambino ritratto, per la famiglia ma, temo, soprattutto per il fotografo…
Nel corso di questi 100 anni lo zoo è diventato Bioparco. Come le immagini testimoniano questa evoluzione?
Ragioni di sicurezza, di igiene, ma – credo – soprattutto di rispetto per l’animale, hanno sancito il distacco fisico fra visitatori e animali. Un brutto colpo per i fotografi: le immagini, inevitabilmente, diventano più documentarie, più standardizzate, meno personalizzabili. Meno immagini che associano la persona all’animale, più immagini che riprendono l’animale da solo. Gli animali hanno il loro habitat e non vengono più trattati come marionette con cui giocare o pupazzi da esibire ad uso e consumo del pupo. Per certi versi questo è giusto; ma è chiaro che si è persa l’occasione di stabilire un contatto fisico con l’Altro, con una Diversità naturale.         
Il concorso presenta anche una sezione dedicata ai video. Che tipo di evoluzione documentano questi filmati?
Una evoluzione soprattutto tecnologica, favorita dalla diffusione di macchinari di facile uso e da costi ragionevoli. Ricordiamoci che, diversamente da oggi, comunque, il “filmato” è un prodotto che viene riservato soltanto ad avvenimenti veramente importanti nella vita della famiglia. E la visita allo zoo è certamente uno di questi. All’evoluzione tecnologica non sempre sembra seguire una pari capacità di utilizzo del mezzo: molto spesso, le immagini sembrano solo fotografie, con i personaggi che si fermano immobili di fronte all’obiettivo, tanto che spesso l’operatore (il padre, quasi esclusivamente l’uomo manipola la tecnologia) è costretto ad invitare i soggetti a muoversi, a fare qualcosa e questi spesso tradiscono l’imbarazzo di dover fare qualcosa “apposta”. Nei filmati, in ogni caso, non mi sembra che l’animale sia centrale: lo sono di più le persone, forse perché si tratta dei primi filmati prodotti dalla famiglia, che è soprattutto curiosa di riprendersi nei suoi movimenti.

Letizia Cavallaro

 
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