Acqua: il nuovo business

business_acqua_minerale300909Uno dei gesti più semplici, aprire il rubinetto dell’acqua e bere, è stato quasi dimenticato. Soprattutto in Italia dove il business delle acque minerali continua indisturbato il suo dominio, con poca gente che cerca di spiegare qual è la verità.
Ancora una volta, quindi, ci tocca prendere ispirazione da un piccolo paese dell’Australia, Bundanoon, dove l’acqua in bottiglia è stata messa al bando.

La decisione è stata presa all’unanimità dall’assemblea degli abitanti, che assicurano “Non siamo un gruppo di Verdi deliranti”. I cittadini si sono incontrati, hanno discusso e hanno deciso di adottare questo provvedimento, ricevendo il plauso di tutte le associazioni ambientaliste. I negozianti locali hanno promosso il divieto, rinunciando ai proventi delle vendite, pur di combattere la pesante produzione di gas serra, associata con l’imbottigliamento e il trasporto attraverso il Paese.
Ognuno di noi, anche nelle piccole cose, può fare qualcosa per cercare di combattere i problemi connessi al cambiamento climatico. Bere l’acqua del rubinetto e non fornire alle industrie di bevande enormi profitti per qualcosa che potremmo avere gratis, è il primo passo.
Ogni anno si consumano 81 milioni di litri di petrolio e 600 miliardi di litri di acqua (necessari alla lavorazione della plastica) per produrre 154 miliardi di minerale in bottiglia. Per produrre un chilo di Pet, la plastica usata per l’acqua, sono necessari poco meno di due chili di petrolio e 17 litri di acqua, la cui lavorazione rilascia nell’atmosfera 2,3 chili di anidride carbonica oltre ad altre sostanze inquinanti.
I numeri dimostrano che proibire ad un’intera comunità l’uso di acqua minerale in bottiglia può fare veramente bene all’ambiente.
Negli Stati Uniti, capofila New York e San Francisco, l’amministrazione ha vietato l’acqua minerale negli uffici pubblici e se al ristorante chiedi acqua da bere, difficilmente ti porteranno quella in bottiglia. In Italia, invece, il 97% delle famiglie compra acqua minerale. Siamo il primo Paese in Europa per consumo d’acqua in bottiglia (196 litri a testa, costo mille volte maggiore dell’acqua dei rubinetti, pure sottoposta a rigorosi controlli di qualità), e il terzo al mondo dopo Emirati Arabi e Messico.
In realtà non c’è una ragione igienica nel preferire l’acqua in bottiglia (quanti chilometri avrà percorso sotto la luce diretta del sole, in fila in autostrada, inquinando l’ambiente?) Non c’è nemmeno la mancanza d’acqua potabile (solo in alcune stagioni e in alcune zone del Mezzogiorno). L’unico motivo è la martellante campagna pubblicitaria e gli interessati suggerimenti della filiera produttori-intermediari-ristoratori-baristi che induce i consumatori a spendere cifre enormi. Il pubblico si convince facilmente che bere l’acqua del calciatore, della miss o di chiunque altro possa avere degli effetti eccezionali. Ma è solo il potere della pubblicità, di vero c’è ben poco.
Riflettiamo: se vi mettessi l’aria di montagna in una lattina e vi convincessi che sia più buona e più salutare di quella “libera” voi la comprereste? Probabilmente no.
Eppure in molti sono riusciti a far diventare l’acqua una merce, come qualsiasi altro prodotto. Per giustificarsi c’è chi sostiene che ha un sapore diverso, ma una ricerca di Legambiente di non troppi anni fa affermava che solo due italiani su dieci fossero in grado di distinguere il sapore dell’acqua minerale da quella del rubinetto.
L’acqua che ci rifiutiamo di bere non solo costa pochissimo, scorre continuamente (mentre quella minerale può essere stata imbottigliata mesi prima chissà dove) ed è a portata di mano. Ma subisce anche controlli più frequenti e più dettagliati rispetto all’acqua in bottiglia in quanto le analisi chimico-batteriologiche possono essere eseguite – per legge – anche una sola volta ogni cinque anni.
E per chi sentisse il sapore del cloro, basta lasciarla in una brocca 10 minuti (il tempo che evapori) per bere un’acqua buona ed economica.
Il business dell’acqua cresce a tal punto che il Governo ha emanato il 9 settembre scorso un decreto che apre la strada alla privatizzazione dell’acqua in Italia. In pochi si interessano a questo argomento, nonostante la sua importanza. Troppe altre notizie affollano i giornali e telegiornali. Per chi, però, volesse capirne qualcosa in più, non deve lasciarsi sfuggire l’assemblea del Forum dei movimenti per l’acqua che si terrà a Roma il 4 ottobre prossimo.
 
Marianna Lepore
 
  

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