Un sequestro in stile camorra, così Yoani Sanchez ha definito il suo rapimento lampo. Lei è una giornalista che dal suo blog, Generaciòn Y, (in Italia anche a questo indirizzo) racconta la vita a Cuba, con un tono particolarmente critico verso il governo. Più volte il regime le ha negato il visto di uscita dal paese, ma fino ad ora non si era spinto alle violenze fisiche. Fino ad oggi, quando la blogger è stata violentemente fermata dalla polizia.
Yoani Sanchez ha raccontato che due persone in borghese hanno impedito a lei e a Orlando Luis Pardo, anche lui blogger, di partecipare ad una manifestazione contro la violenza costringendoli a salire su una macchina privata.
L’ironia della sorte vuole che Yoani stava andando a manifestare contro la violenza e invece è stata rapita con molta violenza fisica e verbale, come ha raccontato alla fine.
“Pensavo che non ne sarei uscita viva. Mi hanno tolto i vestiti, mi hanno messo le gambe verso l’alto e la testa in giù per caricarmi in macchina”.
La polizia ha anche arrestato, nello stesso momento, un’altra blogger, Claudia Cadelo, che ha poi liberato in seguito. Un’azione di forza, quasi a ricordare a quei pochi che a Cuba decidono di esprimere apertamente il proprio dissenso verso il regime che stavano superando il limite. “Sei arrivata fino a qui, Yoani”, “Adesso la finirai di fare pagliacciate” le ha urlato uno degli uomini che ormai l’aveva presa per i piedi e cercava con forza di farla entrare in macchina. La blogger ha provato anche a richiamare l’attenzione dei passanti mentre la polizia gettava la sua borsa dalla macchina in corsa, ma gli agenti hanno subito detto alla folla che quelli nell’auto “erano dei controrivoluzionari”.
Poi dopo il sequestro Yoani è stata liberata, scaraventata in mezzo alla strada. Perché questo doveva essere solo un avvertimento, in tipico stile cubano. Nel suo Paese la sua attività di reporter non ha alcun valore, tanto che la Sanchez non ha potuto nemmeno ritirare i premi che sia la Spagna sia gli Stati Uniti (la Columbia University) le hanno consegnato per il suo lavoro.
Di solito Yoani non perde la speranza, convinta che il futuro possa essere migliore, convinta che il suo paese possa un domani essere raccontato senza censure. Ma oggi, sul suo blog, non ha paura di scrivere che non sa come potrà raccontare queste cose a suo figlio. Che non sa come dirgli che sua madre è stata malmenata in mezzo alla strada perché scrive su un blog le sue opinioni in kilobytes.
Il potere del silenzio
Marianna Lepore
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