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Home Libertà di stampa In Francia sbarca la censura

In Francia sbarca la censura

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PutinBerlusconimitraA volte ci sono notizie che potrebbero quasi consolarci sullo stato dell’indipendenza giornalistica in Italia. Se non fosse che il nostro Paese, purtroppo, in qualche modo è coinvolto anche con la censura all’estero. Pochi giorni fa si è saputo che il quotidiano francese France Soir avrebbe licenziato le corrispondenti da Roma e Mosca perché critiche nei confronti del potere politico. Le giornaliste, secondo il giornale Le Monde che le ha intervistate, sarebbero state troppo critiche verso Putin e Berlusconi.


France Soir non è un giornale qualunque. E’ un quotidiano nato nel lontano 1944 da Pierre Lazareff, che a soli vent’anni dalla sua nascita era riuscito a raggiungere il milione di copie vendute. Per poi subire un tracollo nel 2005 quando è arrivato a sole 45.000 copie vendute. Così il giornale ha iniziato a puntare sul sensazionalismo per vendere di più e a inizio febbraio del 2006 ha pubblicato una serie di caricature di Maometto riprendendole dal giornale danese Jyllands-Posten. Le vignette avevano già ricevuto ampie critiche in Danimarca, e in Francia hanno avuto gli stessi esiti, portando al licenziamento del direttore Jacques Lefranc e a un nuovo corso per il giornale. Dal 2009, infatti, il quotidiano è stato rilevato da Alexandre Pougatchev. Non una persona qualunque, ma il figlio dell’oligarca russo Serguei Pougatchev e amico personale di Vladimir Putin. Così, il ridimensionamento e la censura hanno iniziato a sbarcare anche in territorio francese.
Come scrive il quotidiano Le Monde, il giornale France Soir si è appena separato senza riguardo dalle sue due corrispondenti a Roma e Mosca. Scrivere criticamente un articolo su quello che succede non sembra essere un compito dei corrispondenti. Ariel Dumont, che collaborava da Roma, si è vista notificare via telefono, il 13 novembre, la fine della sua collaborazione. E la Dumont si era già autocensurata per continuare a lavorare. Dalla redazione centrale, come lei stessa spiega in un’intervista, le avevano ripetutamente rimproverato il suo antiberlusconismo. Così la freelance aveva iniziato ad essere molto prudente nei suoi pezzi. "Utilizzavo una perifrasi per parlare delle sue scappatelle, quale: ‘la vita privata disorganizzata di Berlusconi’. A settembre, mi hanno fatto riscrivere un articolo sulla mostra di Venezia, dove parlavo del film Videocracy." Poi, pian piano, non hanno più richiesto le sue collaborazioni, fino al nulla assoluto. Stessa sorte per Nathalia Ouvaroff, inviata a Mosca, che dal 2006 era corrispondente per France-Soir. Dopo che erano stati rifiutati tutti i pezzi che proponeva su argomenti politici, accusata di essere “troppo critica” nei confronti di Putin, è stata dirottata su argomenti sociali. Ma anche gli articoli sugli ospedali psichiatrici o sulle prigioni sono stati rifiutati, “forse non erano abbastanza positivi!”,  dichiara la Ouvaroff a Le Monde.
Così, ora, la censura russa e italiana sembra aver fatto due nuove vittime che, per il momento, non godranno nemmeno dell’indennizzo perché, dal quotidiano, fanno sapere che “occasionalmente ci avvaliamo ancora della loro collaborazione”.
I tempi duri per la libertà di informazione, nel mondo, sembrano essere una costante, ormai, del ventunesimo secolo.

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Marianna Lepore


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Ultimo aggiornamento Lunedì 23 Novembre 2009 16:17  
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