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Home Così va il mondo Quando una candidatura costa la vita

Quando una candidatura costa la vita

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FilippinescontriOggi, nelle Filippine, era lutto nazionale perché si ricordavano le 57 vittime della strage di giornalisti e politici nell’isola di Mindanao. Un numero che potrebbe anche non essere definitivo visto che solo oggi è stata scoperta una fossa comune in cui c’erano 24 cadaveri crivellati di proiettili. Della strage sono stati accusati i miliziani del governatore Andal Ampatuan.


Un centinaio di uomini armati hanno assalito una trentina di persone per sequestrarle e poi ucciderle. È questa la ricostruzione fatta fino a questo momento dei feroci atti di violenza di lunedì. Le persone sequestrate non erano capitate lì per caso. La strage, infatti, aveva l’intenzione di incutere terrore negli avversari politici. Gli autori dell’attacco sarebbero i sostenitori della famiglia politica degli Ampatuan e sarebbero guidati dal sindaco della città di Aguak, Datu Unsay Ampatuan, rivale politico di Mangudadatu.
Tra le vittime c’era anche la moglie di Mangudadatu che stava andando a presentare la candidatura del marito alla carica di governatore di Maguindanao, prima che il suo convoglio venisse attaccato. Con lei c’erano anche diversi familiari e giornalisti che accompagnavano i sostenitori di Mangudadatu a depositare la candidatura. Lui dopo aver ricevuto molte minacce aveva deciso di non allontanarsi e presentare la candidatura grazie ai militanti del partito e alla moglie.

Ci sarebbero, però, quattro superstiti al massacro, per ora tenuti al sicuro dallo sfidante del governatore alle elezioni di maggio, Esmael Mangudadatu e con il passare delle ore sono stati diffusi anche i primi particolari sul sequestro. Le donne sequestrate sarebbero state violentante e molte vittime sono state decapitate o mutilate.
Gli inquirenti sono convinti che la famiglia Ampatuan (alleata della presidente Arroyo) sia responsabile del massacro, ma fino ad ora, come denuncia lo stesso Mangudadatu, non si è ancora arrestato nessuno perché bisogna “avere prove certe”.
La presidente Arroyo ha assicurato che i responsabili dell’attacco saranno individuati e arrestati quanto prima, ma è molto probabile che questo non accada visto che Andal Ampatuan (figlio del governatore provinciale Ampatuan senior) è alleato della presidente. La repressione violenta era quasi nell’aria perché nelle tre tornate elettorali precedenti Ampatuan non ha mai avuto rivali. E farà di tutto per continuare a non averne.

Marianna Lepore


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Commenti

avatar Karnelius
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We've ebcarmed democracy for how many decades now? It's high time that dynasties and election related killings and abuse come to an end, especially in Mindanao. I pray that the waves that this incident has brought never cease to ripple. Not until justice is served!
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Ultimo aggiornamento Mercoledì 25 Novembre 2009 18:28  
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