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Home Così va il mondo La prigione Birmania

La prigione Birmania

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soldato bambino Karen
Come sempre accade per le notizie da paesi lontani, la Birmania viene ricordata solo quando ci sono proteste di piazza o quando si tiene l'ennesimo processo a Aung San Suu Kyi, la leader dell'opposizione imprigionata da anni. Ma ovviamente il dramma del popolo birmano continua, e a volte si manifesta all'esterno anche in altri modi, come nella fuga di massa verso la Cina di alcune minoranze, avvenuta recentemente. 
Non è la sola fuga in corso dalla Birmania, le minoranze etniche nel paese sono perseguitate da molti anni e tanti cercano quindi di fuggire in Thailandia o in Indonesia. La guerra contro i Karen, a cui è dedicato anche il nuovo Rambo di Sylvester Stallone, va avanti da anni, ma oltre a loro ci sono anche gli Shan che conducono una guerriglia intermittente con il governo centrale birmano, e i Pao, tutte popolazioni che vivono principalmente nell'est e nel nord del paese. L'opposizione birmana invece, dopo la feroce repressione del 2007 con decine di morti, cerca di continuare la resistenza in altri modi, mentre alla famosa leader dell'opposizione Aung San Suu Kyi è stato concesso un processo di appello contro la recente sentenza di condanna. Il tutto è una manovra per impedirle di partecipare alle elezioni, che quasi sicuramente vincerebbe come accaduto nel 1990, quando la giunta militare annullò i risultati elettorali che avevano dato una schiacciante maggioranza alla Lega nazionale per la democrazia. 
E' presto tuttavia per capire se questo sia un sengo di apertura o di indebolimento della dittatura che governa il paese dal 1962 e per ora non sembra affatto vicina a cadere, anche perché di fatto nonostante l'occidente abbia imposto sanzioni alla giunta militare, Cina e India invece ci fanno affari d'oro e non hanno nessuna intenzione di smettere. Ma non si tratta soltanto dei paesi asiatici. Nonostante le sanzioni infatti la Total e la Chevron, compagnie petrolifere multinazionale ma con dirigenze francese e americana, continuano a operare nel paese, e sono accusate dalle associazioni umanitarie di sostenere di fatto il regime.
Oltre alla persecuzione dell'opposizione e delle minoranze la Birmania della giunta militare si distingue naturalmente anche per la repressione contro la libertà di stampa e per molti altri problemi umanitari, come la diffusione dell'Aids in assenza di farmaci per combatterlo, la povertà in cui vive la popolazione, la presenza di un numero altissimo di bambini soldato sia tra le forze governative che tra le minoranze ribelli. 
Il problema della Birmania è lo stesso di molte altre dittature sanguinarie come l'Iran e la Corea del Nord: possono continuare ad esistere perché ci sono forze economiche e politiche esterne al paese che continuano ad appoggiarle. Il nostro è ancora un mondo che accetta tranquillamente le dittature per ragioni di convenienza inconfessabili all'opinione pubblica mondiale, nonostante i morti e la sofferenza che provocano. 


Francesco Defferrari

  

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Ultimo aggiornamento Sabato 12 Settembre 2009 14:39  
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