Questa mattina la maggioranza degli italiani si è svegliata ed è andata a lavorare, probabilmente ancora assonnata, come ogni lunedì. Ci sono però degli italiani che sono stati più fortunati di altri e sono rimasti a casa. Pagati profumatamente nonostante la crisi. La Camera dei deputati è chiusa fino al 9 novembre. Perché? Non ci sono proposte di legge parlamentare da discutere.
Sembra strano, ma con la crisi che c’è in giro, la disoccupazione crescente, le famiglie che non riescono ad arrivare alla fine del mese e una sola persona che parla di ottimismo, i deputati italiani hanno potuto godere di qualche giorno in più di “libera uscita”.
Le proposte di legge di cui si sarebbero dovuti occupare alla Camera sono tutte bloccate nelle commissioni per assenza di copertura economica. L’unico argomento di cui si poteva discutere era la riforma della legge di bilancio. Non poca roba. Ma si è preferito rimandare.
Al di la' delle polemiche tra maggioranza e opposizione, la verita' e' che per la prossima settimana non si era riusciti a stabilire un preciso calendario dei lavori di Montecitorio. ''L'unica cosa da votare era la ratifica della convenzione sulla protezione degli animali da compagnia'', fa notare Vietti.
Decisamente poco per convocare 630 deputati. Così tutti a casa. Solo l’Idv ha deciso che non era il caso di non far nulla ed essere pagati, così devolverà la diaria dei propri deputati dei giorni in cui i lavori della Camera resteranno fermi alla Caritas.
Il Pd alza la voce contro questa decisione. Perché in condizioni normali questa settimana di non lavoro sarebbe stata la settimana che i deputati dedicano al proprio collegio, (cioè la “settimana bianca” introdotta in questa legislatura proprio da Fini), ma in condizioni come le attuali, dopo che per tre settimane abbiamo votato solo mozioni e un decreto, questo stop è l’ennesima dimostrazione, se ancora ce ne fosse bisogno, che c’è un nodo da sciogliere.
Quale sarebbe questo nodo? La mancanza di copertura finanziaria che bloccherebbe tutte le proposte di legge parlamentare ancora prima di approdare in Aula.
Ed è un vero peccato che accada tutto questo, quando fu proprio il presidente della Camera, Gianfranco Fini, a promettere a inizio legislatura che l’Aula avrebbe lavorato cinque giorni su sette invece di tre.
Oggi è un po’ come se la Camera avesse perso il suo compito e fosse stata ufficialmente trasformata in ufficio di approvazione solo dei decreti governativi che hanno motivazioni di urgenza. Un po’ poco per mantenere in vita questa assemblea parlamentare.
Marianna Lepore
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