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Stato di guerra

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Anche se pochi nel resto del mondo lo sanno, Israele ha avuto per anni un forte movimento pacifista che cercava un modo per coesistere con i palestinesi. Ma negli ultimi anni purtroppo la società israeliana sembra essersi radicalizzata in uno stato di guerra perenne, non giustificato dalla situazione reale. Mai come oggi Israele infatti è al sicuro rispetto agli altri 60 anni della sua breve storia.

Il muro che chiude i territori palestinesi ha reso in pratica molto più difficili gli attacchi terroristici, al prezzo di violare i diritti umani e rendere la vita impossibile a milioni di palestinesi onesti. L'Iran attraversa un periodo di forti difficoltà interne, il Libano, sempre diviso, non è comunque più una minaccia per Israele. I palestinesi, ripetutamente sconfitti, si sono divisi tra seguaci di Fatah e di Hamas e non riescono a costituire un fronte unito nè ad avere una strategia comune. In questa situazione lo stato di Israele, vincitore assoluto di decenni di guerra con i palestinesi e molti stati arabi, potrebbe ottenere molto, concedere qualcosa e raggiungere una pace stabile. Invece i governi di centro o di destra che gli israeliani hanno ripetutamente eletto non vogliono concedere nulla ai palestinesi, se non ridurli a una minoranza il più possibile insignificante. E in tutto questo anche la stessa democrazia dello stato di Israele viene erosa ogni giorno dallo stato di guerra permanente non giustificato dai fatti. 
In questo periodo ad esempio una giovane giornalista israeliana, Anat Kam, è finita agli arresti domiciliari per aver copiato documenti militari segreti. Durante il suo periodo di ferma nell'esercito la ragazza aveva inviato a un giornalista del quotidiano Haaretz documenti che dimostravano come le gerarchie militari avessero dato ai soldati il permesso di uccidere a vista presunti militanti palestinesi, violando tutte le convenzioni internazionali e precise sentenze della stessa Suprema corte di giustizia israeliana. Per questo non solo la giovane giornalista è stata arrestata, ma a tutta la stampa israeliana è stato proibito parlare della vicenda. Sistemi di censura che appartengono più alle dittature che alle democrazie. 
Ma purtroppo si tratta soltanto dell'ultimo episodio simile accaduto in Israele: l'esercito ha ostacolato qualsiasi indagine sui crimini commessi durante la breve guerra di Gaza, ha spesso sparato contro giornalisti palestinesi, ostacolato il lavoro dei giornalisti stranieri e chiuso una radio palestinese. Per tutti questi motivi il paese è crollato agli ultimi posti in tutte le classifiche sulla libertà di informazione. 
L'attuale premier Netanyahu intanto non pare molto impegnato sul fronte della pacificazione con i palestinesi: rifiuta di mettere in discussione l'arsenale atomico israeliano, rifiuta di fermare i nuovi insediamenti nei territori un tempo palestinesi di Gerusalemme Est e zone limitrofe, continua a mantenere l'assedio alla striscia di Gaza, creando un dramma economico e umanitario per i palestinesi che ci vivono.
Israele oggi ha certamente vinto ogni guerra ma non è riuscito a conquistare la pace, la società e la politica israeliana continuano a vivere in uno stato di paranoia e conflitto perenne, e all'orizzonte dell'attuale governo di destra manca il benché minimo progetto concreto per costruire una normale coesistenza con il mondo arabo. 

Francesco Defferrari

 
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Last Updated on Sunday, 11 April 2010 11:41  
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