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Doveva ancora cominciare che il vertice del G8 all’Aquila aveva già attirato critiche di ogni tipo. Prima di tutto perché andava fatto a La Maddalena e, solo dopo il terremoto che ha distrutto gran parte delle città abruzzesi, il presidente del Consiglio ha deciso di spostarlo a l’Aquila. Per mostrare ai Grandi la distruzione di quelle città e far vedere come gli aiuti internazionali post terremoto sono stati utilizzati.
O forse anche solo per dare nuovi argomenti di cui parlare in questi mesi sulle pagine dei giornali.
Poi alle 20.30 una cena di lavoro su temi politici internazionali. Un appuntamento importante che sotto la presidenza italiana
vedrà riuniti i leader degli otto grandi – Italia, Usa, Gran Bretagna, Germania, Francia, Russia, Canada e Giappone – più il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso, il presidente di turno della Comunità europea, lo svedese Fredrik Reinfeld e quello dell’Unione africana, il leader libico Gheddafi. Sarà invece assente il presidente cinese Hu Jintao, che non potrà partecipare ai pranzi, alle battute e alle foto di rito perché è dovuto rientrare a Pechino per la crisi nel Xinjiang.
Il nostro presidente del Consiglio dovrà mettercela tutta per evitare
nuove debacle. La stampa, e non parliamo di quella italiana, gli sta alle calcagna e in questi giorni non è stata
per nulla tenera con i titoli sul G8. Così Berlusconi, alla vigilia del vertice, ha convocato una conferenza stampa per assicurare che le critiche non condizioneranno i leader e quindi il buon esito del vertice. Anzi, per allontanare
l’immagine di un presidente nell’angolo, come lo descrivono i grandi media internazionali, assicura che ci sono tre motivi per cui il G8 apre sotto buoni auspici:
il miglioramento dei rapporti tra Usa e Russia (che dovrebbe esser merito dell’Italia),
il messaggio del papa Benedetto XVI (che elogia la scelta del vertice a l’Aquila e che dimostrerebbe come solo alcuni prelati siano contro di lui ma non il Vaticano)
e i sondaggi da lui commissionati che gli attribuiscono un gradimento del 64,1%.Nulla scalfisce il nostro premier: né l’articolo del Guardian, secondo cui l’Italia potrebbe essere cacciata dal club dei ‘Grandi’ a causa dell’inadeguatezza nella preparazione del vertice, né l’editoriale del New York Times che parla di “una programmazione imperdonabilmente negligente da parte del governo ospite”.
L’unica cosa certa, al momento, è che anche questa volta, difficilmente, si troveranno accordi importanti su clima, energia, aiuti, democrazia: temi che le associazioni della società civile vorrebbero veder risolti ma che i Grandi, tra un pranzo e una foto, si dimenticano puntualmente di affrontare.
Marianna Lepore
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