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La Cina libera Ai Weiwei

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AiWeiweiAi Weiwei, artista cinese arrestato lo scorso aprile, è stato liberato oggi su cauzione. Le notizie sull’argomento sono ancora molto poche, come da sempre in Cina dove l’informazione è ben controllata prima di arrivare al popolo, ma l’agenzia ufficiale cinese, la Xinhua, assicura che Weiwei è tornato ad essere un uomo libero. I giudici avrebbero deciso di scarcerarlo “per la buona condotta nel confessare i suoi crimini e anche per la malattia cronica di cui soffre”.

Sull’arresto di Weiwei si sapeva ben poco: il 3 aprile scorso era stato condotto in carcere con l’accusa di evasione fiscale, perché aveva “evaso un’enorme quantità di tasse e distrutto i documenti contabili”.
Così mentre stava per partire alla volta di Honk Kong, le autorità lo arrestarono e chiusero in carcere senza più dare sue notizie. La sua detenzione ha sollevato moltissime critiche da parte della comunità internazionale, perché vera o falsa l’evasione fiscale, Weiwei ha da sempre provato, grazie alla sua arte, a raccontare una Cina diversa, a raccontare quel Paese di cui si conosce così poco a causa della censura. Per questo motivo in molti erano convinti che l’accusa di evasione fosse solo strumentale e che dietro ci fossero ben altre ragioni.
Nel 2009 la sua installazione Remembering aveva dominato la facciata dell Haus der Kunst di Monaco con 9000 zainetti colorati, macabro simbolo dei tanti  bambini rimasti  uccisi nel terremoto nel  Sichuan del 2008, un immenso dito puntato sulle autorità cinesi responsabili per il crollo degli edifici scolastici. E già questo motivo poteva bastare al regime cinese.
Ma forse una delle sue più gravi colpe agli occhi del governo era quella di aver sottoscritto il manifesto sul rispetto dei diritti umani in Cina, Charta 08, lo stesso firmato anche dal premio Nobel per la pace Liu Xiaobo, da tempo rinchiuso in carcere.
L’arresto di Weiwei, autore fra l’altro anche dello stadio Nazionale di Pechino conosciuto come “nido di uccello”, era stato criticato proprio recentemente quando il presidente della Biennale di Venezia, Paola Baratta, aveva reso noto una lettera che gli artisti presenti alla manifestazione veneziana avevano inviato a Pechino chiedendo la liberazione dell’artista.
Mesi prima era partita anche una mobilitazione internazionale per chiedere la liberazione di Ai Weiwei e in Italia era in corso una raccolta firme dell’associazione Pulitzer a cui hanno aderito diversi intellettuali, artisti, giornalisti.
L’interesse del mondo occidentale aveva infastidito non poco le autorità cinesi che il 15 maggio avevano concesso alla moglie di visitare Weiwei per eliminare la diffusione di false notizie sul suo stato di salute. Oggi arriva la liberazione, per nulla scontata in un Paese come la Cina dove i più elementari diritti umani sono continuamente violati. E ora l’attesa si sposterà su un’altra liberazione da molti richiesta, quella di Liu Xiaobo.

Marianna Lepore


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Last Updated on Wednesday, 22 June 2011 20:31  
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