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Home Victims of the news Precari: pochi giorni per i ricorsi

Precari: pochi giorni per i ricorsi

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precariricorsiMancano solo cinque giorni: poi dal 24 gennaio i lavoratori precari con contratto a termine scaduto prima del 24 novembre 2010 non potranno più presentare ricorso contro il datore di lavoro nel caso in cui ritengano di aver subito un’ingiustizia. Merito del “Collegato lavoro”, la legge delega n.183/2010 approvata dal Parlamento in autunno. Molte delle persone coinvolte non sanno nemmeno di cosa si tratti, così è partita la lotta contro il tempo di alcuni sindacati.

I precari con un contratto scaduto da più di due mesi non potranno più fare ricorso contro la loro mancata stabilizzazione grazie alle nuove regole per le impugnazioni di contratti flessibili. La nuova normativa prevede che i precari abbiano al massimo 60 giorni dalla conclusione del loro rapporto di lavoro per impugnare il contratto nel caso in cui lo ritengano illegittimo. Non più cinque anni, in cui magari sperare di essere richiamati dall’ex datore di lavoro, ma solo due mesi. A quanti, invece, il contratto è già scaduto da più di 60 giorni, il termine ultimo per il ricorso sarà proprio l’entrata in vigore della legge.
Non stiamo parlando di poche centinaia di persone, ma di 100-150mila lavoratori precari, secondo i dati della Cgil che, già a novembre, aveva definito questo provvedimento una “legge tagliola”.
Quel che è più grave è che non si è vista in giro nessuna campagna informativa per aiutare i precari (quindi persone che già abitualmente subiscono continui condizionamenti nelle proprie scelte di vita) a fare una scelta consapevole. Molti verranno a sapere che i termini sono scaduti troppo tardi.
Proprio per questo i sindacati, le associazioni e alcuni enti pubblici hanno iniziato una campagna di informazione a tappeto, per supplire alle mancanze del governo. La Provincia di Torino, ad esempio, ha inviato un sms a 50 mila lavoratori potenzialmente interessati perché chi vuole impugnare un contratto flessibile dovrà comunicarlo al proprio datore di lavoro entro il 23 gennaio. Dopo è come se non fosse mai accaduto nulla. Una sorta di premio ai datori di lavoro che hanno fatto un uso scellerato dei contratti a tempo determinato. E a giudizio della Cgil, la norma “crea una disparità fortissima anche perché, in questa maniera, si equipara la conclusione di un contratto temporaneo a un licenziamento”.
La Cgil avvisa tutti a non andare però nel panico, perché, se si ritiene che il licenziamento sia stato ingiusto o che il contratto di lavoro sia stato viziato da irregolarità, è sufficiente al momento mandare al datore di lavoro una lettera. A quel punto scatta un nuovo termine, questa volta di 270 giorni, per affermare il proprio diritto davanti al giudice del lavoro.
In molti consigliano di rivolgersi ai sindacati soprattutto per verificare che ci siano gli estremi per fare ricorso. Solo il Codacons ha finora raccolto, tramite una class action, quasi 15mila impugnative. La possibilità di presentare ricorso riguarda quasi 240mila docenti della scuola e almeno 50mila amministrativi, tecnici ed ausiliari. I diritti messi in discussione non riguardano solo gli incarichi annuali, ma anche il riconoscimento degli scatti biennali, la ricostruzione della carriera e il riconoscimento delle nomine in scadenza il 30 giugno fino al 31 agosto.
Viene messo in crisi un sistema in cui non si bandisce un concorso ormai da 10 anni, un sistema che finirà per essere ancora più nel caos se, come i sindacalisti hanno ipotizzato, in tempi di scarse assunzioni come questa nel dubbio la gente preferirà fare ricorso, magari senza requisiti, finendo solo per intasare i tribunali.

Marianna Lepore


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Last Updated on Tuesday, 18 January 2011 21:10  
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