Una classifica per emigrare

CilentoLivngInternationalSe alla fine dell’anno si fanno i bilanci per scoprire cosa ha funzionato e cosa no, all’inizio dell’anno è tempo invece di buoni propositi. Magari per decidere dove passare i prossimi 365 giorni. Una mano potrebbe darcela l’annuale classifica di Living International, la rivista che come ogni gennaio ha presentato la sua graduatoria dei 194 paesi che offrono una migliore qualità della vita. Luoghi del mondo dove la vita è, in poche parole, grande.

Vincitore assoluto della graduatoria è la Francia che si piazza al primo posto per il quinto anno consecutivo. I cugini d’oltralpe sono premiati per libertà, sicurezza e salute, grazie al sistema sanitario “migliore al mondo”. Secondo i responsabili delle indagini, “i francesi pensano che ogni giorno sia un piacere unico che vada assaporato lentamente” e, fondamentalmente, sono premiati anche per questo. Se poi si aggiungono le strade pulite, i giardini curati, i tavolini dei caffè, un’ottima qualità della vita, inclusa la migliore assistenza medica, allora non ci sono dubbi che la Francia è il paese dove emigrare senza troppi scrupoli. Certo ci sono alte tasse da pagare ma è impossibile descrivere la gioia di perdere le ore, dopo cena, in una brasserie parigina davanti ad una bottiglia di vino rosso o passeggiare lungo la Senna spulciando tra le bancarelle dei venditori di libri.
La classifica di Living International è rivolta soprattutto a quelle persone che hanno voglia di ritirarsi, con il passare degli anni, in uno stato straniero. Per questo elenca i pro e i contro di oltre 190 paesi e per farlo prende in considerazione nove categorie: il costo della vita, la cultura, l’economia, l’ambiente, la libertà, l’assistenza medica, le infrastrutture, i rischi e il clima. Incrocia questi dati con le statistiche dei siti governativi e con quelli dell’organizzazione mondiale della sanità (per dirne solo alcuni) e alla fine elenca i vincitori. Così la provincia francese, quindi non proprio Parigi centro, stravince perché i costi sono contenuti, con una casa per meno di 100.000 dollari. Secondo posto all’Australia seguita dalla Svizzera e dalla Germania mentre l’Italia si piazza al decimo posto, tre posizioni dietro gli Stati Uniti. Il paese di Obama ha perso quattro posizioni in un anno perché “l’American dream” del nuovo presidente pian piano si è allontanato. Il tenore di vita negli Usa è forse il più elevato al mondo, – scrivono sulla rivista – ma dopo la crisi del 2008 la gente ha problemi di sussistenza e sicurezza.
L’Italia invece è quasi migliorata e forse a salvarla è il solito stereotipo che la vuole conosciuta all’estero per la pizza, gli spaghetti (qualche volta anche “spagetti”) e il mandolino. Perché secondo Living International a una coppia ricca e anziana che vuole godersi il paradiso in terra può capitarle di peggio che stabilirsi in Italia dove, alla fine, c’è ancora “la dolce vita”. Certo, i treni sono spesso in ritardo, i lavoratori scioperano frequentemente e la corruzione non è sconosciuta, ma dall’altro lato della bilancia ci sono Roma, Venezia, Firenze, le montagne che si specchiano su laghi di zaffiro, spiagge d’oro e cittadine collinari lastricate di segreti. Aggiungete il 60% dei tesori artistici del mondo e un sistema sanitario nazionale classificato secondo al mondo dall’Oms (anche se noi italiani abbiamo frequenti dimostrazioni di come la sanità non sia sempre eccellente) e, secondo la rivista, non avreste dubbi a comprare casa qui. Anche perché se le grandi città sono molto costose, nel Mezzogiorno ci sono piccoli angoli di paradiso carichi di storia con tracce del passaggio dei Fenici, dei Greci e dei Saraceni, con inverni brevi e miti, brocche di vino che costano 6.50 dollari, affitti economici e case di campagna con piccoli terreni a 60.000 dollari.
L’Huffington Post ha riportato la notizia e ha elencato i pro e contro del vivere nel Bel Paese. Ma per i “contro” ha trovato solo Silvio Berlusconi e ha pensato bene di rimandare a un articolo del Telegraph sul summit di metà dicembre dell’Unione Europea, quando il nostro premier per passare il tempo disegnava biancheria intima femminile nel corso dei secoli. E non contento passava anche i suoi schizzi ai colleghi.
Così se l’italiano medio prova a fatica a non far sembrare il suo paese un posto dove fare solo baldoria, mangiare pizza e cantare, ci pensa poi il premier ad appiccare il fuoco. E a farci rimanere, inesorabilmente, al decimo posto.

Marianna Lepore


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