Il mondo sotto sopra di Chagall

Chagall_mondosottosopraUn corpo non deve per forza essere dritto con i piedi a terra, un animale non deve necessariamente essere subito identificato: sembrano queste le linee guida della mostra – tributo Chagall, il mondo sotto sopra, fino al 27 marzo nel Museo dell’Ara Pacis, a Roma. Circa 140 opere, tra dipinti e disegni, provenienti da collezioni pubbliche e private (dal Centre Georges Pompidou come dal Museo Chagall di Nizza) raccontano il mondo alla rovescia interpretato dal pittore ebreo, venticinque anni dopo la sua morte.

Così ecco che il visitatore si troverà davanti a un uomo con la testa rovesciata, a corpi che assumono le forme più disparate, ad animali di ogni colore e forma, a sposi, musicisti, carretti che possono occupare qualsiasi spazio sulla tela, sfidando anche la legge di gravità.
Quadri in cui i colori, dal rosso acceso al blu che spesso si fonde con il nero, sono il tratto predominante. Ed ecco mucche verdi, cavalli rossi, orologi a pendolo più grandi delle case. Oggetti e persone spostati e messi in luoghi per loro non abituali. Quadri che vanno interpretati dallo spettatore che si ritrova trasportato in un mondo “sottosopra”.
Un tema, quello del mondo capovolto, scelto non a caso dal curatore della mostra Maurice Fréchuret, che aveva notato come quelle teste all’ingiù fossero un’immagine ricorrente nell’attività di Marc Chagall. Nel chiedersi perché l’artista fosse così fedele a quest’immagine, i curatori dell’esposizione sono arrivati a tre prospettive di soluzione che la mostra vuole spiegare, e riguardano la religione, la politica e la cultura popolare russa. L’artista, di religione ebraica, è influenzato dalla Torah, “che comincia con un grande capovolgimento”. E si dedicherà molto all’arte proprio durante la sua permanenza in Russia che coincide con un altro grande capovolgimento: lo scoppio della Rivoluzione d’Ottobre.
Nella mostra è esposto anche il trittico della Rivoluzione, poi diviso in “Resistenza, Resurrezione, Liberazione”. Tre tele che raccontano il passaggio dal dolore alla gioia. Si comincia con la guerra, con il rosso sangue che domina la tela, con uomini e donne in fuga dalla morte. Una tela che inquieta lo spettatore e che evolve nella Resurrezione, in cui il rosso sangue del primo dipinto occupa solo una piccola parte del quadro e si inizia pian piano ad avvertire la rinascita che caratterizzerà la terza tela, la Liberazione. Qui il sangue è sparito, c’è solo luce e serenità. Il cammino dal dolore alla gioia si è completato, con l’amore che trionfa ed è rappresentato dall’abbraccio degli sposi.
La mostra offre la doppia opportunità ai visitatori di ammirare non solo le opere di Chagall ma anche l’Ara Pacis da vicino.
Lo spazio dell’allestimento, per quanto suggestivo, è però decisamente ristretto e al visitatore, soprattutto nei giorni festivi, capiterà spesso di dover aspettare il proprio turno in fila per poter ammirare le opere del pittore. Un piccolo sacrificio che non sarà premiato nemmeno da descrizioni esaustive dei quadri esposti.
Le opere di Chagall, però, meritano il sacrificio della fila soprattutto perché alcune di queste arrivano da collezioni private e sarebbe, altrimenti, impossibile ammirarle.

Museo dell’Ara Pacis, Lungotevere in Augusta 18, Roma
Da martedì a domenica ore 9-19 (la biglietteria chiude un’ora prima)
Biglietti: 11 € intero, 9 € ridotto

Marianna Lepore

 
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