Rai, stop ai talk show

censurainRaiManca un mese alle elezioni e mentre i giornali si occupano delle due liste respinte, una in Lombardia e una in Lazio, che potrebbero creare molti problemi al Pdl, oggi il Cda della Rai ha approvato a maggioranza la proposta del dg Masi. Fino alla fine del voto (praticamente fino a inizio Aprile) si fermano Porta a Porta, Annozero, L’ultima Parola e Ballarò.

Unici contrari alla proposta di Mauro Masi sono stati i consiglieri di opposizione e il presidente Paolo Garimberti. Un no convinto, quello del presidente. Soprattutto per “i seri dubbi sulla costituzionalità di alcune parti del regolamento, come del resto ammesso chiaramente anche da un ex presidente della Corte Costituzionale e come paventato dallo stesso presidente dell’Agcom”. Senza considerare la possibilità di “un concreto rischio di danno erariale” per la Rai, come dichiara Garimberti, specie se il Tar accoglierà i ricorsi delle emittenti private.
Le puntate, recita il comunicato della Rai, saranno recuperate appena possibile. La domanda che resta nell’aria è a cosa serva recuperare a giugno delle puntate di approfondimento politico quando ora ci sarebbe molto su cui confrontarsi: la crisi economica, i politici indagati, il premier sotto processo.
L’Usigrai, il sindacato dei giornalisti dell’emittente pubblica, urla “Siamo al bavaglio!” e pensa a organizzare una manifestazione pubblica di protesta, visto che “la legge sui servizi pubblici essenziali ci proibisce di scioperare”.
Il senatore Sergio Zavoli, presidente della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, dichiara di aver nostalgia del tempo speso nel tentativo di salvare gli spazi di approfondimento politico e avanza l’ipotesi che “se tutta l’Azienda avesse dedicato le stesse nostre energie alla ricerca di un ragionevole compromesso, fino all’ultimo ancora possibile, oggi non dovremmo lamentare un così drastico e semplicistico risultato”.
L’auspicio del presidente Zavoli è che i Tg siano scrupolosamente attenti ai criteri di pluralismo, visto che rimarranno come unici spazi informativi.  Stessa osservazione avanzata anche da Giorgio Van Straten, consigliere di amministrazione in quota Pd, che ha dichiarato: “restano i notiziari ma questo, visti i comportamenti dell’attuale direzione del TG1, non può rassicurare nessuno”.
I conduttori coinvolti sono tutti concordi nel dire che  la decisione è un danno per l’azienda, gli abbonati e il sistema oltre a considerare che questa scelta potrebbe essere un precedente pericoloso.
“Questa è censura”, dice Sandro Ruotolo di Annozero. O forse no. Questo è solo quello che il centrodestra ha cercato di fare fin dall’inizio: imbavagliare l’informazione scomoda, quella che racconta la verità, quella che cerca di far riflettere il telespettatore. Così ora per un mese potremo ammirare le esibizioni di un principe canoro, i concorrenti svestiti dell’Isola, le aspiranti star di Amici e tutti i programmi di gossip del pomeriggio. Il modo migliore per nascondere i problemi reali e cadere allo stesso livello di democrazia dello Zimbabwe, come ha notato il presidente di Federconsumatori, Rosario Trefiletti.  Con tutto il rispetto per lo Zimbabwe.

Marianna Lepore

 
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