Compleanno senza trucco

scioperotruccatoriMediasetL’inizio d’anno, in ambito televisivo, non è dei migliori per Silvio Berlusconi. Perché proprio questa mattina è iniziato lo sciopero dei lavoratori di Videotime, Rti ed Elettronica industriale (tutte società del gruppo Mediaset) per protestare contro la cessione del ramo d’azienda riguardante il comparto dei parrucchieri e truccatori. Per la prima volta nella storia del gruppo industriale, 3.800 lavoratori incrociano le braccia.

Il 2010 doveva essere l’anno dei festeggiamenti, perché Canale 5 compie 30 anni. E invece si apre con una due giorni di sciopero (oggi e domani) per scongiurare che i settori sartoria, trucco e acconciatura siano esternalizzati alla società Pragma service. Lo sciopero ha agitato le acque nell’azienda del presidente del Consiglio, perché in molti hanno paura che questa prima esternalizzazione dei servizi, fino a questo momento svolti da dipendenti, possa coinvolgere anche altri settori del gruppo. Primo fra tutti, quello giornalistico. Già a dicembre era arrivata la notizia che i giornalisti di Tg4, Tgcom e Studio Aperto non saranno più dipendenti delle singole testate ma di una “agenzia di informazione” che dovrebbe fornire materiale a tutto il gruppo. 
Il Comitato di redazione del Tg5, al momento uno dei pochi gruppi in salvo, ha espresso la sua solidarietà alle colleghe e ai colleghi del settore trucco diffondendo un comunicato in cui si condivide “il timore espresso dai colleghi di Videotime-Mediaset che il progetto di cessione di questo ramo d’azienda possa essere l’inizio di un processo di affidamento di lavoro in appalto, che potrebbe coinvolgere altri settori, sedi o attività del gruppo Mediaset”. 
Questa mattina alcuni lavoratori hanno manifestato davanti a Cologno Monzese e alla sede romana di Videotime, azienda attiva nelle produzioni televisive del gruppo Mediaset. La programmazione video avrebbe dovuto avere gravi ripercussioni, ma fino a questo momento nulla è cambiato. Forse perché, come il sindacalista Paolo Casamassima, delegato dello Slai Cobas, ha denunciato al Corriere della Sera, in azienda «sono stati visti entrare lavoratori di altre aziende che noi riteniamo siano stati utilizzati per svolgere le mansioni dei lavoratori in sciopero».
Nonostante Mediaset abbia assicurato che questo cambio di gestione non comporterà alcun effetto sulle condizioni retributive o contrattuali delle persone coinvolte, i 56 dipendenti a rischio (in gran parte donne) assicurano che avranno un immediato danno economico – riduzione secca degli stipendi, perdita di tutti i benefit aziendali – ma soprattutto un primo passo verso la precarizzazione e la possibile perdita del posto di lavoro. 
I lavoratori a rischio hanno anche scritto una lettera a Silvio Berlusconi per chiedere che intervenga e scongiuri questa cessione. Fino ad ora, però, non hanno ricevuto alcuna risposta. Così in tempi duri per chi un lavoro ce l’ha ma precario, per chi rischia di perderlo e per chi non riesce a trovarlo, non resta che esprimere solidarietà ai lavoratori del trucco che, grazie al loro lavoro, permettono ogni giorno la continua messa in onda dei programmi che cercano di distrarci dalla vera e dura realtà.

Marianna Lepore


Ordina libri, cd, dvd su Ibs e sostieni il sito

Leave a Reply

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>