La ricerca di un lavoro diventa un reality

colloquiolavoroL’ultima frontiera del reality sarà sdoganata dal 22 febbraio quando su La7, rete che fin dall’inizio sperimenta nuovi format, prenderà il via “Il Contratto – Gente di talento”. La televisione che da sempre vende sogni, non proverà a offrire milioni a chi “le sa tutte” o posti di lavoro a cantanti, ballerine o veline. Da martedì questo nuovo programma offrirà un posto di lavoro, declassato ormai da diritto costituzionale a miracolo televisivo.

In ogni puntata (per il momento sono previsti otto appuntamenti che potrebbero diventare dodici se l’auditel premierà il format) tre candidati precedentemente selezionati da alcune imprese, si confronteranno per dimostrare chi ha il profilo professionale idoneo per ottenere un contratto a tempo indeterminato, assegnato ogni volta da un’azienda diversa. Avete letto bene, il contratto offerto è di quelli che ormai non si firmano quasi più e le aziende che lo offrono vanno da Valtur a Fnac, da Salmoiraghi-Viganò a Csc, da Accor a Getfit.
Il programma, che gli autori non vogliono definire reality e che sarà condotto da Sabrina Nobile (ex Iena), è riuscito già ad attirare, ancora prima della messa in onda, commenti di tutti i tipi. In molti si chiedono, infatti, se sia giusto spettacolarizzare anche le emozioni connesse alla ricerca del lavoro, in un momento storico in cui, in Italia, un giovane su tre è disoccupato. Qualcuno l’ha definito un inciampo di cattivo gusto nella programmazione de La7 anche se alla fine otto persone nella marea di quel 29% di giovani disoccupati, secondo i dati Istat di un mese fa, firmeranno un contratto a tempo indeterminato. Qualcuno si augura che diventi un utile strumento per comprendere, attraverso una sorta di specchio virtuale, i requisiti e le caratteristiche che le aziende ricercano al momento dell’assunzione. In studio, infatti, oltre alla conduttrice ci saranno un motivatore e un filosofo del lavoro che supporteranno i candidati e un “head hunter”, cacciatore di teste, che farà gli interessi dell’azienda mettendo quindi in difficoltà l’aspirante lavoratore.
Le posizioni offerte dalle aziende vanno dall’addetto alle vendite all’analista programmatore, dall’ottico-optometrista al cuoco capopartita, dal fitness manager allo junior design.
Il direttore generale de La7, Marco Ghigliani, lo definisce “un programma di servizio” visto che si seguirà il percorso di questi giovani mentre un’azienda li seleziona. Certo chi guarderà da casa riuscirà a capire qualcosa sul profilo richiesto dalle aziende, potrà prendere nota dei suggerimenti degli psicologi del lavoro ed esercitarsi con le diverse prove per arrivare decisi a un colloquio finale, ma non mancherà l’aspetto di voyeurismo tipico dei reality. È pur sempre televisione, così i tre finalisti abiteranno nella stessa casa dove probabilmente entreranno in conflitto. Le ansie e il vissuto di ognuno uscirà allo scoperto, ma questa volta non ci sarà nessun televoto da casa. L’azienda sceglierà il concorrente più idoneo e sotto le telecamere gli farà firmare, con mano probabilmente tremante, l’atteso contratto.
Agli autori và il merito di aver trovato un tema molto sentito dal pubblico e di aver costruito un programma che potrebbe veramente cambiare la vita dei suoi partecipanti. Il problema è che servirebbero almeno un milione di programmi del genere per risolvere concretamente il problema lavoro in Italia. Perché negli ultimi dieci anni la flessibilità si è tradotta, nel nostro Paese, solo in precarietà spietata. E per distrarsi dalla drammaticità della disoccupazione si finirà per guardare un reality show.

Marianna Lepore


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