Europa 7, al via in ritardo di 11 anni

DiStefanoEuropa7Ci sono voluti quasi 11 anni e 100 ricorsi ma alla fine Europa 7 ha vinto e da giugno inizierà le sue trasmissioni a livello nazionale. “È stato quasi un miracolo” ha detto Francesco Di Stefano (nella foto), l’imprenditore che già nel 1999 aveva ottenuto dallo Stato la concessione per varare una tv nazionale, ma non le frequenze, occupate allora come oggi da Retequattro.

Di Stefano festeggerà solo quando il suo canale inizierà effettivamente a trasmettere, ma forse il 2010 potrebbe davvero essere il suo anno fortunato. Certo fino ad oggi ha potuto contare solo il danno economico che ammonterebbe a 3,5 miliardi contro un risarcimento ottenuto poco superiore al milione di euro. Nel frattempo anche lo scenario è cambiato totalmente: dieci anni fa Europa 7 si sarebbe calata in un contesto di totale duopolio Rai-Mediaset. Oggi lo spazio di programmazione che rivendicava è stato forse parzialmente occupato da La7 e, grazie al digitale terrestre, potrebbe essere difficile coprire target non ancora sfruttati.
Nel 1999 il canale televisivo ottiene il settimo posto per le frequenze nazionali ma, di fatto, non lo spazio che è già occupato da Retequattro. La rete Mediaset non ha alcuna intenzione di abbandonare un posto utilizzato da anni, così inizia il ricorso al Tar che, respinto, approda poi in Consiglio di Stato. Con l’approvazione della legge Gasparri nel 2004 e, quindi, con la scusa dell’aumento dei canali televisivi e del pluralismo dovuto al digitale terrestre, il ricorso al Consiglio di Stato viene momentaneamente sospeso. Nel mezzo ci sarà il governo Prodi e il tentativo fallito di approvare una nuova legge per il riassetto del sistema televisivo. A Gennaio del 2008, dopo che la Commissione europea aveva già chiesto un’accelerazione della legge, arriva la sentenza della Corte di Giustizia europea (interpellata anni prima dal Consiglio di Stato) che dichiara “il sistema televisivo in Italia non è conforme alla normativa europea.”
A fine dicembre 2008 arriva così dal ministero l’assegnazione del canale 8 per Europa 7, possibile grazie alla ricanalizzazione di Raiuno. Di Stefano, però, dopo aver aspettato per dieci anni, non è soddisfatto perché le frequenze distribuite coprono solo il 10% del territorio mentre la sua concessione era per l’80%. Una beffa che convince l’imprenditore a fare un nuovo ricorso, stavolta al Tar del Lazio per avere maggiori frequenze. Ora il nuovo accordo potrà finalmente mettere la parola fine. Certo, “l’accordo arriva dopo 11 anni e non ci consente di fare quello che avremmo potuto fare 10 anni fa”.
Il progetto adesso entra nel vivo e ai primi di maggio Di Stefano ha già assicurato che illustrerà i contenuti del suo canale. Qualcosa dovrà essere modificato. “Dovevo fare televisione a 46 anni, la farò a 57, forse con minori energie e in un panorama totalmente cambiato. Ma anche stavolta riusciremo ad adeguare il nostro progetto”, assicura l’imprenditore.
Gli studi televisivi sono pronti dal ’99, tremila metri quadrati alle porte di Roma già sfruttati dalla Rai per fare alcune trasmissioni. Ci sono 35 dipendenti fissi, molti free-lance e il progetto di fare una “tv libera”, senza reality, distante e distinta dai partiti. Una televisione di qualità che punti sull’informazione e sull’approfondimento, una tv che si occupa dei problemi sociali e non manipola o nasconde le notizie. Forse sarà una televisione veramente nuova nel panorama italiano.

Marianna Lepore

 
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