L’ultima frontiera del reality

ilrealitysullamorte180809In Italia non ci aveva ancora mai pensato nessuno, ma a volte seguendo i telegiornali di queste giornate afose si potrebbe pensare che sarebbe un bene per la qualità giornalistica.
La notizia dovrebbe essere tutto, la rapidità è alla base dello scoop, ma oggi a furia di sensazionalismi quello che succede non ci sembra più degno di nota. Così a volte le notizie si creano dal nulla.

C’è un lungo chiacchiericcio in questi giorni sui siti dei giornali italiani, anche piuttosto seri, su storie d’amore presunte o reali. Siamo riusciti a farci riprendere anche dai giornali americani.
Ma la nostra classe è molto lontana da quello che riusciva a combinare Francisco Wallace Cavalcante de Souza. A lui le notizie non mancavano mai. Anzi, era sempre il primo a raccontare gli omicidi, ad arrivare sulle scene del crimine ancora calde.
Il suo programma aveva uno share in continua crescita, il che vuol dire più probabilità di rimanere in onda, più pubblicità e soprattutto più garanzie di diventare una star.
In confronto a quello che Cavalcante de Souza è riuscito a costruire, le false liti familiari trasmesse dai programmi prima americani e poi italiani, i falsi scherzi ai “personaggi famosi”, le telecamere indiscrete di tutti i reality sembrano giochi da ragazzini.
Il suo “Canal livre” è riuscito dal 1989 a collezionare picchi di share nonostante fosse su una rete locale brasiliana.

Poi le autorità giudiziarie, a sorpresa, hanno aperto un’inchiesta a carico del presentatore televisivo, nonché deputato ed ex agente di polizia. L’accusa è quella di essere il mandante di ben sei omicidi. Il movente è quello di trarre da questi una percentuale di share, e quindi di guadagno, notevole.
L’indagine si concentra su sei scene del crimine e potrebbe rivelare l’ultima frontiera dello show televisivo: la morte al servizio dello share.
L’ex poliziotto non ha inventato nulla di nuovo. Un film del 1980 diretto da Bernard Tavenier dal titolo La Morte in Diretta, racconta una società dove la gente è talmente inebetita dalla mancanza di fantasia e sentimenti umani da dover vivere la propria vita attraverso lo schermo di un televisore, guardandola in un programma che si chiama ˜Death Watch”.
La trama in quel caso era un po’ diversa, ma anticipava quello che poi si sarebbe sviluppato negli anni seguenti con la crescita di interesse di tanti telespettatori nel guardare ogni genere di film o telefilm in cui la morte, senza alcuna censura, è raccontata nei minimi dettagli.
In questo caso Souza abbinava l’utile al dilettevole e ottenendo i suoi scoop si assicurava anche l’eliminazione dei commercianti di droga concorrenti.
La sfortuna ha voluto che un componente della banda alla fine abbia rivelato tutto, permettendo al procuratore generale dello stato di Amazonas di scoprire questo impensabile intreccio.

I gusti sono cambiati: una volta in televisione si guardavano i film vecchi, i programmi a premio, gli approfondimenti giornalistici (reali, però) ora il pubblico popolare vuole qualcosa in più, meglio se voyeristico. Guardare gli altri senza essere visti. Che sia il Grande Fratello o lo show che “scopre” nuovi talenti, la gara di sopravvivenza di vecchi e nuovi personaggi pubblici, la ripresa costante dei lifting di persone disperate o la morte in diretta ha poca importanza.

Marianna Lepore


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