Il Festival Rototom vittima della Fini-Giovanardi

RototomSunsplashOrmai è ufficiale: dopo oltre 10 anni di grandi successi, il Rototom Sunsplash di Osoppo, Udine, emigra in Spagna. Il festival di musica reggae che da 16 anni invadeva per una settimana il Friuli non solo con la musica ma anche con dibattiti e incontri culturali è stato costretto a emigrare nella penisola iberica. Filippo Giunta, il direttore del festival, è, infatti, indagato dal 2009 per aver favorito, attraverso la manifestazione, l’uso di stupefacenti.
Così il Rototom da quest’anno diventa patrimonio dell’offerta estiva spagnola: dal 21 al 28 agosto a Benicassim, località costiera della “comunidad valenciana” ci saranno ancora dieci giorni di musica, ritmo, vibrazioni, sempre coltivando la memoria di Bob Marley. “Il motivo principale di questo trasferimento è la situazione politica in Italia, che chiude la porta agli stranieri e dove non si può esprimere la filosofia della tolleranza”, ha detto durante una conferenza stampa il direttore Filippo Giunta. Così ora a Benicassim, città costiera dove già si svolge ogni anno un importante festival di musica rock, arriveranno circa 150mila spettatori. Un numero che consentiva a Osoppo, un comune di appena tremila anime, di ravvivarsi durante l’estate e di entrare in contatto con una cultura fuori dai soliti standard proposti dai media abituali.
I problemi per il Rototom iniziano nel 2009, quando il pm Giancarlo Buonocore della procura di Tolmezzo apre un fascicolo a carico di Giunta contestandogli la violazione dell’articolo 79 della legge Fini-Giovanardi del 2006 sulle droghe.
L’accusa mossa all’organizzatore Filippo Giunta è di “agevolazione dell’uso di sostanze stupefacenti” perché non è riuscito a impedire che sui 25 ettari del Parco del Rivellino alcuni dei 150mila presenti fumassero “canne”. Così il festival che in 16 anni non si è occupato solo di musica reggae o di canne, ma ha cercato di portare avanti dibattiti sull’antirazzismo, sulla non violenza, sulla religione rastafari o sull’ambiente, emigra in luoghi meno ostili verso la cultura reggae.
Una perdita immensa per il Friuli, perché per 16 anni il Rototom ha rappresentato un’opportunità di crescita sia culturale che economica e soprattutto perché non parliamo di un festival qualsiasi ma di una manifestazione che proprio nel 2010 ha ricevuto il riconoscimento e il patrocinio dell’UNESCO come Evento Emblematico del Decennio Internazionale per una Cultura di Pace e Non Violenza.
L’anno scorso si ritrovarono in 160mila ad assistere al Festival. Gente di ogni età e nazionalità che non solo sentiva la musica, ma consumava, anche. Ipotizzando una spesa per ciascuno di 25 euro, si arriva a 4milioni di euro. Quindi senza il Rototom ci sarà un danno economico per il territorio di quasi 5 milioni di euro. Perché ai soldi del pubblico vanno aggiunti gli investimenti dell’organizzazione che erano oltre il milione di euro. Forte perdita economica e forte perdita intellettuale, quindi. L’addio ufficiale è stato dato il 2 e il 3 luglio quando in una due giorni gratuita in provincia di Udine si sono trovati in 30mila per il “Rototom Free”. Per ascoltare la musica e sentire i dibattiti sul “caso Italia”: dalla libertà di stampa alla situazione nelle carceri, dalle intercettazioni all’immigrazione clandestina.
Ora sbarca tutto a Benicassim, tra Valencia e Barcellona, un posto che vanta 300 giorni di sole all’anno. E agli appassionati non resta che pianificare le proprie vacanze in Spagna, e abbinare il Rototom Sunsplash Festival a un viaggio nella penisola iberica.

Marianna Lepore


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