Iran, la musica come resistenza

Iran protesta

La libertà che molti iraniani vorrebbero è anche quella di ascoltare la musica che preferiscono. Il regime infatti, anche se il Corano non si pronuncia contro la musica, proibisce ogni genere musicale che promuove la “decadente cultura occidentale”, anche perché le elite religiose e lo stato controllano l’industria discografica. Nel 2005 Ahmadinejad, ribaltando la politica più liberale dei predecessori, ha proibito sulle radio nazionali tutta la “musica occidentale” che in realtà significa tutta la musica iraniana che non piace al regime

Nel maggio 2009 un concerto heavy metal a Shiraz è stato interrotto dalle milizie islamiche che hanno arrestato 100 persone con l’accusa di bere alcol e venerare il diavolo. Anche i gruppi musicali che utilizzavano i testi classici della poesia persiana, come Hafez e Rumi, nella musica rock sono stati spesso banditi. La conseguenza è che l’Iran ha una vitale scena musicale underground, nel vero senso della parola visto che molti musicisti sono costretti a suonare in cantine nascoste per non essere arrestati.
Alcuni se ne sono andati dall’Iran, come unico modo per riuscire a suonare liberamente e far conoscere la loro musica, come il gruppo The Plastic Wave, e i più noti Kiosk entrambi emigrati negli Stati Uniti. In alcuni casi è davvero difficile restare in Iran, come per i Take It Easy Hospital, ora a Londra, che hanno una cantante donna, e in Iran una donna non può cantare davanti a un pubblico, a meno che non sia completamente femminile.
Il sito bar-ax.com ha una lista di cantanti e band iraniane dalla musica tradizionale al rap, e naturalmente adesso la prima pagina è tutta per le canzoni dedicate alle dimostrazioni in corso contro il regime, tra cui i contributi di U2, Joan Baez, Bon Jovi e della band tedesca Samavayo in supporto della “rivoluzione verde”. La canzone Freedom, Glory, Be Our Name della band indie iraniano americana Hypernova è diventata uno degli inni della protesta. O Biyaa di Abjeez & Congo Man Crew, una canzone reggae-pop di musicisti iraniani che vivono in Svezia, che invita i soldati a unirsi alla folla in protesta. Anche il sito Zirzamin raccoglie la musica alternativa iraniana, che comprende anche molte band che suonano quella che il regime iraniano considera pura musica satanica, heavy e black metal. Ma la ribellione attraversa tutti i generi musicali, dal rock cantato in inglese al rap in iraniano di Shahin Najafi, la cui canzone Neda circola su Youtube accompagnata dalle immagini della sanguinosa repressione del regime. 
La musica iraniana è viva e continua a lottare, anche se Loro hanno la polizia, i bastoni, i fucili e le prigioni.  

Francesco Defferrari

 
Freedom, Glory, Be Our Name degli Hypernova
{youtube}BrsSt0i5vTE&eurl{/youtube}
 
Neda di Shahin Najafi
{youtube}vzbpkeBcEHQ&eurl{/youtube}

Biyaa di Abjeez & Congo Man Crew
{youtube}pdyXklHL6PE{/youtube}

 
Tehran girl dei tedeschi Samavayo
{youtube}gNGrWiVCf3g{/youtube}
 
 
  
  

   

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