Il momento d’oro degli …a Toys Orchestra

atoysorchestraDopo il tour internazionale, un singolo nel cd degli Afterhours. E’ un momento d’oro per gli .. a Toys Orchestra, gruppo salernitano che si sta affermando sempre più nel panorama dell’indie rock nazionale e non solo. Il brano si chiama “What you said” e gode dell’eccezionale partecipazione del violinista Luca D’Alberto.

Un mix di sound che trasporta l’ascoltatore in una dimensione onirica e che non deluderà i fans dei Toys, in trepida attesa di un nuovo cd dopo il fortunatissimo “Technicolor Dreams”, pubblicato nel 2007 dalla casa discografica Urtovox.  Il pezzo è inserito nella compilation “Il Paese è reale”, distribuita da Fnac e in vendita dallo scorso 25 febbraio. Un progetto fortemente voluto dagli Afterhours, che nel cd presentano il brano portato a San Remo, in compagnia di tanti giovani artisti, tra i migliori rappresentanti della scena rock italiana: Zu, Mariposa, Marta sui Tubi, Il teatro degli orrori .. Un altro obiettivo centrato per gli ..a Toys Orchestra, dopo il tour internazionale, che a dicembre li ha portati in giro per l’Europa in Svizzera, Germania, Austria e Lussemburgo.
Ma già due anni fa il gruppo aveva varcato i confini nazionali, approdando addirittura sul grande schermo. Tre dei pezzi di “Technicolor Dreams” hanno, infatti, fatto parte della colonna sonora del film The Beautiful Ordinary, uscito negli Stati Uniti nel 2007. Merito di Dustin O’ Halloran della band statunitense Devics, che ha curato, in veste di produttore artistico, l’ultimo album dei Toys.
“Per noi, che siamo sempre stati suoi grandi fan, è stato meraviglioso lavorare con lui – spiegava Enzo Moretto, voce del gruppo, intervistato lo scorso anno – Dustin ha saputo estrapolare la nostra vera personalità, senza sovrapporsi a noi”. Del resto gli … A Toys Orchestra da quando sono nati, undici anni fa ad Agropoli, hanno sempre avuto le idee molto chiare: sono rimasti sempre fedeli alla loro identità, continuando ad esempio a scrivere in inglese, senza cedere ai corteggiamenti delle grandi major: “Ai tempi del nostro primo disco – raccontava Enzo – la Sony ci disse che se avessimo cantato in italiano ci avrebbero dato più spazio. Non accettammo, non saremmo stati più noi”.

Letizia Cavallaro 

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