L’uomo nel labirinto

L'uomo nel labirinto

L’Uomo nel Labirinto, di Robert Silverberg, Fazi editore, 282 pagine, 16 euro

Un libro scritto nel 1968, ma uscito recentemente in una nuova edizione italiana, l’Uomo nel Labirinto di Robert Silverberg racconta la storia di Dick Muller, esploratore e ambasciatore spaziale in un’era in cui l’umanità è in grado di viaggiare nell’intera galassia. Muller viene inviato dalla confederazione terrestre a stabilire un primo importantissimo contatto con l’unica razza aliena mai individuata.

I terrestri infatti, anche se nei loro viaggi hanno trovato rovine di civiltà scomparse, non hanno ancora incontrato una cultura vivente a loro contemporanea. Uno scenario molto probabile, se mai riuscissimo ad esplorare la galassia, visto che anche la nostra esistenza di esseri umani non copre che una minima parte dell’intera esistenza del pianeta. Gli alieni che i terrestri hanno trovato nella costellazione di Hydra sono strane creature flessuose, con molte zampe, di aspetto niente affatto umanoide, e la missione di Dick Muller è riuscire a comunicare con loro. Ma gli alieni modificano in qualche modo le onde celebrali di Muller. Lo rendono capace di trasmettere le sue emozioni a tutti quelli che lo circondano, senza nessun filtro. Quello che forse per gli strani alieni era una sorta di dono per Muller diventa una maledizione. Nessuno riesce a stargli vicino, nessuno sopporta accanto a sé il peso delle emozioni di un altro essere umano. Medici e scienziati non sono in grado di invertire quello che gli alieni hanno fatto, e così Dick Muller è costretto all’esilio. Si ritira lontano da ogni presenza umana, in un pianeta disabitato dove sorge un antichissimo labirinto cosparso di trappole, costruito per misteriosi motivi da una civiltà aliena scomparsa da millenni. 
Il libro inizia quando Charles Boardman, vecchio amico di Muller, consumato politico e l’uomo che lo aveva convinto a contattare gli alieni, si avvicina al labirinto del pianeta Lemnos per convincere Muller a tornare tra gli uomini. Ai margini della galassia infatti è comparsa una nuova specie aliena, ancora più strana della razza di Hydra, che sta conquistando i pianeti più lontani colonizzati dai terrestri e rendendo schiava la loro popolazione. I nuovi alieni sono così diversi dagli esseri umani da non riuscire a capire di aver incontrato un’altra specie intelligente. La speranza di Boardman e della confederazione terrestre è che le particolari capacità di Muller gli permettano di comunicare con loro, in modo da salvare l’umanità. Boardman tuttavia sa bene che Muller è ormai disgustato dagli uomini e non ha alcuna intenzione di tornare. Per questo manderà un giovane idealista, Ned Rawlins, a parlare con lui, sperando che riesca a convincerlo. 
La storia di Muller è in pratica la rivisitazione fantascientifica dell’eroe omerico Filottete, che i greci abbandonarono sull’isola di Lemnos perchè piagato da una ferita il cui odore non si poteva sopportare. La ferita di Muller però non è fisica, è una ferita dell’anima. L’uomo nel labirinto non è solo lui ma qualsiasi essere umano, incapace di sopportare la vicinanza degli altri. 
Muller non è un uomo crudele o egoista, anzi è più nobile di molti altri uomini. Eppure nella sua anima le emozioni predominanti sono il dolore, l’ansia, la tristezza, che non può evitare di riversare addosso agli altri tanto da rendere dolorosa la sua vicinanza. Il tragico filo conduttore del libro, che tutte le barriere tra la nostra anima e quella altrui sono in realtà difese indispensabili per non vedere riflesse negli altri le nostre meschinità e imperfezioni, trova alla fine solo una parziale redenzione nel rapporto di amicizia che si stabilisce tra Dick e il giovane Ned. Lungi dall’essere solo un libro di fantascienza L’uomo nel labirinto è una profonda e amara riflessione sulla natura della nostra solitudine, su tutto quello che separa ciascuno di noi dal resto dell’umanità. 

Francesco Defferrari

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