Lo stato della poesia

Dante e Virgilio all'Inferno di Gustave Dorè

Un tempo l’Italia era la terra dei poeti. Quasimodo, Saba, Ungaretti, Montale, Pavese per citarne solo alcuni che hanno segnato la storia della letteratura del Novecento. Negli anni duemila invece le poesie più note al pubblico italiano sono quelle del ministro della Cultura Sandro Bondi, fedelissimo berlusconiano, pubblicate in un’apposita rubrica sulla rivista Vanity Fair. 

Tralasciamo di citarne alcuni esempi e anche di scrivere una critica ragionata sul contenuto e la forma di questi componimenti, che comunque stimolano alcune riflessioni. In Italia ci saranno migliaia di persone che scrivono poesie, se non centinaia di migliaia. Tra di loro ce ne sono sicuramente alcuni molto bravi, magari anche più bravi del ministro Bondi, ad esempio tantissimi bambini delle elementari, per non parlare di quelli delle medie
Tuttavia l’idea che una persona normale possa pubblicare una poesia su una rivista di grande tiratura è pura fantascienza. La poesia di certo non compare mai in televisione e nemmeno sui giornali, e i libri di poesia che vengono pubblicati in Italia sono oggetti che circolano in una ristrettissima cerchia di carbonari. Quindi viene da chiedersi a cosa sia dovuto questo straordinario interesse di una rivista italiana per le poesie di Bondi, quando in genere l’interesse dei media italiani verso la poesia nazionale è misurabile con il concetto dello zero assoluto
Parliamo di un paese, l’Italia, in cui i finanziamenti dello stato ai teatri e alla cultura hanno ormai raggiunto il minimo storico, e non risulta che il ministro abbia avanzato vibranti proteste. Magari potrebbe scrivere una poesia in merito. 
Ormai è quasi noioso ripetere l’ennesimo paragone con il mondo civile, ma nelle altre nazioni l’idea che un ministro della Cultura pubblichi le sue poesie su una rivista molto diffusa, anche se gliele ha chieste la rivista stessa, sarebbe visto come un’insopportabile conflitto di interessi. Un ministro della Cultura dovrebbe promuovere la letteratura italiana nel senso più ampio, ma non quella che scrive lui. Forse in fondo è dotato di spiccata autocritica e non considera le sue poesie letteratura. Come dargli torto.  
Bisogna però dire che se non altro la poesia di Bondi stimola anche la creatività: la famosa vignettista Elle Kappa ha da poco inaugurato una rubrica che rilegge le poesie in oggetto. E in rete si trovano anche pagine meravigliose come il generatore di poesie di Sandro Bondi
Si dice che ogni periodo ha i poeti che lo rappresentano. E in effetti le poesie di Bondi ci dicono tante cose del periodo in cui viviamo. 
 
Francesco Defferrari 

Sandro Bondi Poeta. Un’antologia. Dal blog il Gambero Rotto
La poesia di Sandro Bondi. Dal blog Popinga

 


 

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