Nelle mani giuste

Nelle mani giuste

Nelle Mani Giuste, Giancarlo De Cataldo, Einaudi Stile libero, 340 pagine, 16 €
Dopo aver ucciso i giudici Falcone e Borsellino nel 1992 la mafia alzò ancora il livello dello scontro con lo Stato nel 1993 con una serie di bombe a Firenze, Milano e Roma, uccidendo 10 innocenti e provocando decine di feriti. L’ultimo attentato doveva avvenire il 16 ottobre 1993, fuori dallo Stadio Olimpico, durante la partita Lazio-Udinese. 

La bomba, che avrebbe potuto provocare centinaia di vittime, fortunatamente non esplose. Sono questi gli avvenimenti che attraversano la trama del libro di Giancarlo De Cataldo, Nelle mani giuste. Nel 1993 la vecchia classe politica crollava sotto i colpi di mani pulite e la mafia, priva di interlocutori istituzionali, era decisa a combattere con qualsiasi mezzo per costringere lo stato a trattare. 
Il libro segue il predente libro di De Cataldo, Romanzo criminale, e infatti ritornano alcuni personaggi che erano stati coinvolti nella storia della Banda della Magliana. Nicola Scialoja ora è a capo dei servizi italiani e ha ereditato un pericoloso archivio di segreti. In cerca di referenti politici disposti a concedere qualcosa ai mafiosi per fermare le stragi, Scialoja si scontra con l’integrità del senatore di sinistra Argenti e con la passività del mondo politico traumatizzato dalle inchieste. Nel frattempo ha ripreso la sua storia d’amore con l’ex prostituta Patrizia, senza sapere che lei lo spia per conto di un mortale nemico, Stalin Rossetti. Figlio di un comunista ma ex agente segreto neofascista e privo di scrupoli, Rossetti è in contatto diretto con la mafia e aspira a prendere il posto di Scialoja, che sente di meritare. Mentre l’Italia viene sconvolta dalle bombe di mafia si intrecciano le storie di altri personaggi, come l’imprenditore milanese Ilio Donatoni e la moglie Maya o il mafioso Angelino Lo Mastro, modellato sulle figure dei nuovi capi di Cosa nostra, Salvatore Lo Piccolo, arrestato nel 2007, e Matteo Messina Denaro, ancora latitante. 
Le mani giuste del titolo sono quelle in cui deve finire l’Italia. Non quelle della sinistra post-comunista, toccata solo marginalmente dalle inchieste di mani pulite, ma quelle di nuovi partiti che riempano il vuoto lasciato dal crollo della prima repubblica, partiti disposti a limitare la crescente libertà di manovra dei giudici e disposti a dialogare e trattare con la mafia come hanno sempre fatto i loro predecessori. 
E quindi è chiaro che, anche se la bomba all’Olimpico non esplode, non dovete aspettarvi esattamente un lieto fine

Francesco Defferrari

 

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