L’Aquila non è Kabul

lAquilaKabulTra meno di un mese si celebrerà il primo anniversario dal terremoto che il 6 aprile 2009 ha distrutto l’Aquila. Più di 300 i morti per un sisma che forse era prevedibile. Perché le scosse, in Abruzzo, erano cominciate il 14 dicembre 2008 e solo sei giorni prima della distruzione totale c’era già stata una forte scossa del 4° grado della scala Richter. Poi quel 6 aprile è notte, fa freddo, e le case si sbriciolano.

La cronaca raccontata da Giuseppe Caporale in L’Aquila non è Kabul – Cronaca di una tragedia annunciata, (Castelvecchi Tazebao, 14 euro) non è altro che il racconto di quello che un giornalista ha visto fin dalle prime ore in cui è arrivato in una città devastata. Una città che sembrava vittima della guerra: case distrutte, muri forati, scene di morte e di disperazione non molto diverse da quelle raccontate dai reportage sull’Afghanistan. L’Aquila, però, non è Kabul. Non è così lontana e a ognuno di noi saranno arrivati, in quei mesi, i veri racconti di quello che succedeva e non veniva documentato dalle telecamere.
Leggere oggi L’Aquila non è Kabul, significa dare un filo logico a quello che poco a poco sta venendo a galla dalle indagini sul G8 della Maddalena, spostato poi a l’Aquila. Si voleva essere vicini al popolo. In realtà bisognava solo nascondere i ritardi e i milioni buttati in opere mai completate sull’isola sarda.
Leggere questo libro e pensare a chi rideva perché immaginava già gli appalti, mentre l’Italia stava ancora contando i morti, fa montare la rabbia. C’è tutto, nel libro. Il dolore del piccolo paese di Onna, la tragedia di via XX Settembre, la Casa dello studente e la morte così assurda di quei ragazzi. La vita nelle tendopoli infuocate ad agosto, l’arrivo di Berlusconi, le promesse, la rabbia, fino ai miracoli annunciati e mai realizzati.
Giuseppe Caporale non si è lasciato prendere dalle emozioni. Ha fatto il suo mestiere e ha raccontato. Una cronaca nuda, asciutta, documentata e circostanziata di tutto quello che è accaduto dalle 3 e 32 di quella notte.
C’è il Bertolaso silenzioso dei primi giorni, quello che non risponde alle domande sui 5 mesi di continue scosse in cui si diceva ai cittadini di dormire tranquilli. E c’è anche il Bertolaso loquace con i giornalisti dopo la scelta di Berlusconi di spostare il G8 proprio a l’Aquila. Perché da quel momento in poi diventa il “simbolo” dell’Italia.
C’è poi lo show del G8 di luglio: una fantastica operazione pubblicitaria. Le telecamere da ogni parte del mondo, i grandi che girano per le piccole città e portano promesse di ricostruzione.

I tempi delle inchieste sono lontani quando Caporale scrive il libro. Ma le domande sono le stesse di oggi. Trenta domande a cui non ha ricevuto risposta e con le quali si chiude il libro. Dal perché non fosse stato predisposto un piano di evacuazione, visti i mesi di scosse, al se fosse stato normale in uno Stato di diritto costringere migliaia di cittadini a dormire con i vestiti addosso e la valigia pronta. È stata una tragedia annunciata o un evento della natura? I soccorsi sono stati rapidi come avrebbero dovuto? Perché non si è voluto ascoltare Giampaolo Giuliani, che pure aveva lanciato l’allarme terremoto? È stato usato lo slogan: “Obama dorme all’Aquila”, ma, scrive Caporale, “fonti attendibili Enac e Enav in quelle sere hanno rilevato un intenso traffico aereo tra l’Aquila e Roma, poi diventato segreto di Stato. Era dovuto agli spostamenti notturni del Presidente degli Stati Uniti?”  
Oggi a quasi un anno di distanza le macerie del terremoto sono ancora lì. Il set del G8 è stato smontato e il presidente Berlusconi non si è più preoccupato della distruzione di una città. I cittadini, negli ultimi fine settimana, sono entrati in centro per cercare di togliere più di 4 milioni di macerie, ancora lì. Perché nessuno sa dove metterle e non è certo un problema del Governo, impegnato ad approvare solo leggi che mettano al riparo una persona.
L’Aquila resta lì, da sola, indifesa, distrutta. E resta la domanda numero 24 del libro di Giuseppe Caporale: L’Aquila verrà ricostruita “com’era e dov’era” come chiede la popolazione?

Marianna Lepore


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