I racconti dall’isola che non c’è: diari da Lampedusa

Cronachedall'isolachenonc'è_BastianettoDellaLongaSi può raccontare Lampedusa con le immagini, con la cronaca dei giorni drammatici dell’emergenza e con i riflettori che illuminano, giusto il tempo di un servizio, i visi stravolti dei migranti. E si può, invece, scegliere di dare spazio al racconto intimo dei protagonisti, al flusso dei loro pensieri, che scavano molto più in profondità dei ritagli di giornale o dei servizi fotografici, e ci restituiscono il ritratto vero e sofferto dell’Isola che non c’è, del mondo lontano di Lampedusa e delle sue tante genti.

È quello che hanno fatto Laura Bastianetto, giornalista e volontaria, e Tommaso Della Longa, portavoce del Commissario straordinario della Croce Rossa Italiana, nel libro “Lampedusa – Cronache dall’isola che non c’è” pubblicato dalla casa editrice Ensemble.
Un diario minimo di quindici storie che si sfiorano in una “normale” notte di emergenza lampedusana, nel silenzio che dà spazio, oltre al suono muto delle parole dei protagonisti, alle pale dell’elicottero e al vento che spazza incessantemente il mare. Una narrazione interrotta, che partendo dalla cronaca, si fa racconto interiore e particolarissimo. Un’isola nell’isola, sottofondo di desideri, speranze e paure, nello spazio indefinito di Lampedusa, paradosso di un luogo condannato a stare in prima pagina, ma che in realtà nessuno conosce veramente.
L’emergenza che ha investito l’ultimo avamposto d’Europa nel Mediterraneo è il filo conduttore di un racconto frammentato, che si fa man mano corale perché in grado di andare oltre le singole vicende di ciascuno dei protagonisti, per legarsi a doppio filo al destino dell’isola, aspra e dolente, eppure bellissima, alle sue rocce, alle strade e alla collina della vergogna, dove vengono condotti i migranti tratti in salvo dalle carrette del mare, in attesa di essere rimpatriati o spostati nei centri di accoglienza in giro per l’Italia. Migranti, volontari, giornalisti, pescatori, un anarchico, una tabaccaia e perfino una tartaruga che assiste impotente allo sprofondare dei corpi durante l’ennesima “tragedia del mare”. Tutto è descritto in maniera semplice e realistica, non c’è spazio per le perifrasi a Lampedusa. La Storia ufficiale come sfondo delle storie non scritte, che all’interno della primavera araba, della guerra in Libia e della crisi in Darfour, si raccontano attraverso le parole della giovane mamma somala che scappa dalla guerra civile e sulla carretta del mare parla dolcissima con la bimba che porta in grembo, o dell’anarchico lombardo che a sessant’anni rivive le sue battaglie ritrovandole negli occhi dei magrebini che affollano l’isola, mentre sogna di realizzare una nuova comune con quei giovani. Tutto in una sola notte, sull’isola “che ti si attacca addosso”, mentre si ha paura, si sogna, si è invasi dai ricordi. E si spera, fino al’ultimo, anche quando le onde sembrano avere la meglio. Un libro che è una grande dichiarazione d’amore per quel lembo di terra di appena ventuno chilometri quadrati e che alla fine riesce ad avvicinarci davvero a Lampedusa, all’isola dei “migranti” che si fanno uomini.

Valeria Calicchio


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