Betancourt: sei anni di prigionia in un libro

IngridBetancourtOltre settecento pagine per raccontare 2321 giorni di angoscia: è quello che prova a fare Ingrid Betancourt nel libro pubblicato a fine settembre, Non c’è silenzio che non abbia fine. L’ex politica colombiana racconta per la prima volta i sei anni di prigionia nelle mani dei guerriglieri delle Farc. Un libro in cui racconta come sia stata più volte picchiata e umiliata durante la sua prigionia. E in cui prova a raccontare la sua verità.

Lontana dalla famiglia e dagli affetti, Ingrid è riuscita a sopravvivere nonostante la convivenza forzata con altri prigionieri e l’inevitabile incomprensione, il senso di solitudine, la paura.
“Abbiamo avuto la condanna più pesante che può essere data a un essere umano, quella di non sapere quando sarebbe finita”, scrive nel libro la Betancourt.
Oggi, a distanza di due anni, Ingrid non ha ancora superato la sua prigionia. Continua a svegliarsi nel pieno della notte in preda agli incubi, continua a rivivere quella giungla nella sua testa. Scrivere l’ha aiutata a superare quel silenzio, a raccontare a sua madre e ai suoi figli cosa era successo: scriverlo è stata “una terapia”.
La notte continua a svegliarsi di soprassalto convinta di essere ancora nelle mani dei guerriglieri, prima di rendersi conto di non essere legata ai suoi compagni di sventura. Quegli stessi compagni che hanno già raccontato la prigionia in altri due libri e della Betancourt non hanno fatto un bel ritratto. Lei però non si scompone: “Sapete cosa vuol dire vivere 24 ore su 24 nelle condizioni in cui eravamo? Legati gli uni agli altri? Costretti a fare i propri bisogni davanti a tutti? Le Farc ci hanno fatto tirare fuori il peggio di noi stessi”.
In settecento pagine non ha, però, raccontato tutto di quei sei anni e mezzo, perché “ci sono cose accadute nella giungla che là devono rimanere”.  E non riguardano solo i guerriglieri delle Farc ma anche gli stessi compagni di prigionia. Prima fra tutti, Clara Rojas, sua assistente, con cui dalla liberazione non ha più ripreso i contatti. E di cui, nel libro, racconta la scelta di farsi mettere incinta da un guerrigliero delle Farc. Secondo il racconto della Betancourt, la Rojas voleva diventare madre e sapeva di non avere ancora molti anni davanti a sé per realizzare questo sogno. L’ex politica colombiana sostiene che la Rojas non sappia nemmeno chi sia il padre, ma la sua ex assistente ha definito “infame” la dichiarazione della Betancourt e non ha escluso di farle causa.
Cosa sia successo veramente nella giungla potranno saperlo solo Ingrid e Clara, ma è certo che l’ex politica colombiana non sia riuscita a scrollarsi di dosso un’immagine di donna fredda ed egoista, come i suoi ex compagni l’hanno descritta. Poi, pochi giorni prima dell’uscita del libro, è arrivata la notizia della richiesta di risarcimento della Betancourt contro il governo colombiano, colpevole di averla abbandonata al suo destino. La richiesta è di un risarcimento per 6,8 milioni di dollari.
Lei ricorda che in Colombia, dove non è ancora tornata, è previsto un compenso per le vittime di terrorismo. Ma nel paese in molti si sono indignati anche perché, ha ricordato lo scrittore colombiano Mario Torres, il governo la avvertì 32 volte dei rischi che stava correndo.

Marianna Lepore


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