Il cibo che buttiamo

Sprechi.Ilcibochebuttiamo.TristramStuartNel giorno in cui inizia a Roma il vertice della FAO, l’organizzazione Onu che si occupa di alimentazione e agricoltura nel mondo, ha senso parlare di un libro (da poco pubblicato nel nostro paese) che si occupa proprio degli sperperi alimentari: Sprechi. Il cibo che buttiamo, che distruggiamo, che potremmo utilizzare. Il libro, edito da Bruno Mondadori Editore, racconta la scelta di vita di Tristram Stuartvivere grazie agli scarti degli altri.

Tristram aveva 15 anni quando ha iniziato a interessarsi agli sprechi alimentari. Voleva allevare un maiale, ma per risparmiare decise di non spendere soldi per i mangimi e di nutrirlo con gli scarti raccolti alla mensa scolastica. “Lì ho cominciato a capire quale ben di dio viene buttato ogni giorno”.
Il colpo di genio il quindicenne lo ha avuto un giorno prima di andare a scuola: ha provato il pane biologico scartato che dava ai maiali e ha scoperto che era più buono di quello che lui mangiava a casa e che aveva comprato al supermercato.
Da allora è iniziata la svolta e Tristram ha cominciato a mangiare quasi esclusivamente cibo recuperato dai supermercati e dai cassonetti della spazzatura. E la scelta non ha comportato particolari sacri fici per il giovane perché, come racconta nel libro, tra il 30 e il 40% del cibo prodotto dalla filiera alimentare, ancora perfettamente commestibile, viene scartato e distrutto.
Il cibo che Tristram mangia non è cibo avariato, tutt’altro: è ancora buono ma eliminato dalla catena produttiva e distributiva. Così può mangiare piatti pronti preparati in quantità eccessiva, pane o yogurt vicini alla scadenza ma non ancora scaduti, o ancora frutta e verdura non lucida, fuori misura o ammaccata che sui banchi dei minimarket non attirerebbe il consumatore. A pensarci sembra una follia che tutto questo cibo venga buttato. E invece è la normale gestione all’interno dei supermercati.
Il dato sembra ancora più assurdo se accostato al miliardo e 20 milioni di individui che soffrono di denutrizione e che in un giorno non riescono a mangiare nemmeno la nostra confezione di yogurt in via di scadenza. Tristram ammette che ha scelto di vivere così non per contestare la società capitalista, come fanno molti Freegan, “né per risparmiare, a parte forse quando studiavo, ma per passione ecologica. Il cassonetto migliore per me è quello vuoto”.

Secondo Tristram uno dei motivi di aumento degli sprechi sarebbero le famose offerte “prendi 3 e paghi 2”. Milioni di famiglie si affannano a comprarle convinti di risparmiare e poi finiscono per buttare via, quasi sempre, almeno una delle tre confezioni. Semplicemente perché non ne avevano effettivamente bisogno. In Italia ogni anno buttiamo in media 27 chili di cibo a testa e siamo dei virtuosi in confronto agli americani che buttano quasi la metà del cibo che comprano.
Per scrivere il libro l’autore ha girato il mondo in lungo e largo e dell’Italia ha apprezzato i piatti “poveri”, quelli che ancora si trovano nelle vecchie trattorie: dalla trippa alla coda fino alla lingua di manzo, esempi di come una volta l’attenzione verso gli sprechi permetteva molti meno scarti alimentari.
La stessa attenzione che ha un altro progetto tutto italiano, un caso che Tristram conosce molto bene. E’ il last minute market, un progetto di ricerca dell’Università di Bologna nato nel 2003 grazie al professor Andrea Segrè, preside della facoltà di Agraria. Il last minute market raccoglie gli “scarti” dei supermercati, delle mense, delle scuole e li ridistribuisce a chi ha bisogno. Nel solo 2009, tra gennaio e settembre, il recupero di cibo è stato di 890 tonnellate, pari a quasi tre milioni di euro e un milione e ottocentomila pasti.
Ennesima dimostrazione, se la scelta di vita di Tristram Stuart non dovesse bastarci, che i nostri acquisti non sono mai consapevoli. E che la prossima volta al supermercato converrebbe chiedersi “lo mangerò?” prima di mettere la confezione nel carrello della spesa. Magari ricordandosi del miliardo di individui che la vaschetta di yoghurt, anche scaduta, la guarda come un miraggio.

Marianna Lepore

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