Addio Agota Kristof

AgotaKristofEra nata nel 1935 in un piccolo villaggio dell’Ungheria nordoccidentale ma dopo l’invasione dell’Armata Rossa era dovuta fuggire in Svizzera,  nel 1956, con il marito e la figlia: Agota Kristof aveva dovuto imparare a parlare e a scrivere in un’altra lingua, il francese. E in quella lingua, molti anni dopo, nel 1978, aveva cominciato a scrivere. Oggi Agota Kristof è morta, a 76 anni, in Svizzera. E la letteratura europea contemporanea ha perso una delle sue voci più importanti.

Il suo libro più famoso sembra in parte ripercorrere quello che la stessa Kristof ha vissuto. Trilogia della città di K. non è un libro facile da leggere. Sempre se un libro si può definire facile. È un romanzo che prende il lettore, lo scaraventa nel dolore, nella violenza anche psicologica, e lo coinvolge a tal punto da far leggere quelle quasi 400 pagine come se fossero molte di meno. Inizia con un abbandono, quello di una madre che a causa della guerra, decide di lasciare i suoi due figli gemelli in una città, K., a casa della nonna che nessuno di loro conosceva. E non c’è nulla di tenero in questa nonna. Nessuna dimostrazione di affetto, nessuno slancio verso i nipoti. La Kristof descrive alla perfezione questa donna senza alcuno slancio materno, cinica, cattiva, che riesce a far diventare questi due bambini quasi un’unica cosa, totalmente insensibili al dolore e ai sentimenti.
A metà degli anni ’80 questo libro la portò alla ribalta in Francia, prima di essere tradotto in 33 lingue e raggiungere le emozioni di molti altri lettori. Lei continuò a scrivere, sempre in francese, la sua seconda lingua. E nonostante il successo internazionale, continuava a definirsi “una analfabeta” proprio perché scriveva in quella che non era la sua lingua madre, ma intervistata, raccontò che non avrebbe avuto nessuna possibilità nel Paese elvetico se avesse scritto in ungherese. 
I sentimenti di cui scrive, nei suoi libri, sono reali, violenti, crudi.
-Tu chiudi il becco! Le donne non sanno niente della guerra.
La donna dice:
– Non sanno niente? Coglione! Abbiamo tutto il lavoro, tutte le preoccupazioni: i bambini da sfamare, i feriti da curare. Voi, una volta finita la guerra siete tutti degli eroi. Morti: eroi. Sopravvissuti: eroi. Mutilati: eroi. È p
er questo che avete inventato la guerra, voi uomini. È la vostra guerra. L’avete voluta voi, fatela allora, eroi dei miei stivali!

Quello che lei scrive spesso gli altri autori non riescono a raccontarlo,  per questo motivo i lettori premieranno anche gli altri suoi libri come Ieri e La vendetta, solo per citarne alcuni. Con il passare degli anni i riconoscimenti sono arrivati anche dai premi letterari: la Kristof ha ricevuto in Italia il premio Alberto Moravia nel 1988, in Germania i premi Gottried Keller e Schiller e l’ultimo riconoscimento ricevuto quest’anno, e non ritirato a causa delle gravi condizioni di salute, è stato il premio Kossuth, che proprio la sua Ungheria le aveva consegnato. Nonostante gli anni di lontananza, nonostante i suoi romanzi fossero nati in un’altra lingua, la Kristof, infatti, continuava a considerarsi ungherese e ad amare la sua lingua natale.
In questi mesi il regista Janos Szasz sta girando un film ispirato alla Trilogia della città di K. Ma per quanti non avessero mai sfogliato un libro della scrittrice ungherese, potrebbe essere l’occasione per farlo ora. E per scoprire il mondo di Lucas e Klaus e sorprendersi ad ogni pagina sfogliata

Scriveremo: «Noi mangiamo molte noci», e non: «Amiamo le noci», perché il verbo amare non è un verbo sicuro, manca di precisione e obiettività: «Amare le noci» e «amare nostra Madre», non può voler dire la stessa cosa.
Il Grande Quaderno-Trilogia della Città di K.
Agota Kristof

Marianna Lepore

 
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