TFF: 5 buoni motivi per ricordare la 29° edizione

TFFvincitore29edÈ passata solo una settimana dalla conclusione del 29esimo Torino Film Festival. La città sembra già essersene dimenticata, tra luci, shopping natalizi ed eventi pop-rock. Ma, quella appena trascorsa, è stata sicuramente un’edizione da ricordare. Per almeno 5 buoni motivi: le polemiche che hanno riempito i giornali, l’affluenza di pubblico, i film vincitori, i film italiani in concorso e la scarsa attenzione, secondo alcuni, dedicata all’immagine del Festival.

1)   Le polemiche. Per dovere di cronaca, al di là delle ragioni che elencheremo dopo, dobbiamo ammettere che questa edizione del Festival sarà ricordata soprattutto per il grande sgarbo di Aki Kaurismäki. Il regista finlandese ha disertato la cerimonia di inaugurazione del Festival, durante la quale l’attrice spagnola Penelope Cruz, gli avrebbe dovuto consegnare il premio Gran Torino. Kaurismaki non ha nascosto che la ragione della défaillance era stata proprio la presenza dell’attrice, che ha equiparato, in maniera non molto velata, a una mannequin, suscitando così l’ira di Sergio Castellitto, ertosi a difensore della Cruz. E ancora: le proteste di precari e studenti intorno al red carpet e la polemica per la cancellazione dell’anteprima stampa del film di Fabio Volo, per cui i produttori hanno preferito Roma. Tutti comunque indicatori di buona salute della manifestazione, che ha fatto parlare di sé fin dal taglio del nastro.

2)   L’affluenza.  Proiezioni esaurite, file ordinate: il 29° Torino Film Festival ha riscosso un discreto successo in termini di pubblico. Sale gremite ancora domenica scorsa, per le repliche dei film vincitori. L’incasso complessivo ha raggiunto i 191mila euro, con un incremento del 6% rispetto allo scorso anno, portando a 69.000 il numero d’ingressi nelle 11 sale del Festival. In crescita anche il numero degli accreditati, in particolare degli accreditati stampa che sono aumentati del 25% circa.

3)    I film. Per chi ha avuto la fortuna di poter seguire il Festival dall’inizio alla fine, è stato davvero un dilemma scegliere cosa vedere, in un programma ricco di spunti interessanti fin dal primo giorno. Poca immagine, molto contenuto: vince il film islandese “A Annan Veg/Either Way” di Hafsteinn Gunnar Sigurdsson. (nella foto in alto a sinistra) Ambientato in Islanda negli anni Ottanta, è la storia di due impiegati della compagnia stradale nazionale, costretti a vivere a stretto contatto in un luogo molto isolato, tra i quali nasce un’inaspettata amicizia. Ex aequo nel Premio speciale della Giuria tra il francese “17 Filles/17 ragazze” di Delphine e Muriel Coulin e “Tayeb, khalas, yalla/Ok, enough, goodbye” di Rania Attieh e Daniel Garcia (Emirati Arabi Uniti/Libano). Migliore attrice, Renate Krossner per “Vergiss Dein Ende” (Way Home) di Andreas Kannengiesse e migliore attore Martin Compston per “Ghosted” di Craig Viveiros. Un Festival che ha premiato la qualità, fedele alla sua vera ragion d’essere. Nella rosa dei vincitori, non c’è l’Italia, che non ha comunque mancato di impreziosire l’evento con sorprese inaspettate.
Ulidipiccolamia
4)   I film italiani. Non tra i vincitori ufficiali del TFF, ma tra quelli morali sicuramente sì. Il cinema nostrano, snobbato da molti cinefili, si è invece difeso bene. Tra i film in concorso, segnaliamo “Ulidi piccola mia” (nella foto a destra), lungometraggio d’esordio del giovane regista emiliano Matteo Zoni. Liberamente tratto da “Fuga dalla follia – viaggio attraverso la Legge Basaglia” di Maria Zirilli, il film racconta con dolcezza la vita di un gruppo di ragazze in una casa famiglia. “Un fiore raccolto a Parma” così l’ha definito il direttore del Festival Gianni Amelio, nel presentarlo agli spettatori accorsi alla prima. “Un film totalmente indipendente – ha detto Amelio – che dimostra che anche con poco, si possono raccontare grandi storie”. Una pellicola di un regista giovane, ha tenuto ancora a evidenziare il direttore del TFF, fuori dal cinema degli ‘ambienti romani’, ma che proprio perché non protetta da apparati industriali, rispecchia molto meglio di altre l’anima del Festival. A metà strada tra film e documentario, ‘Ulidi piccola mia’ commuove e fa riflettere, pur raccontando una dura realtà. Come non essere d’accordo con Amelio?

5)  Immagine. Apriamo e chiudiamo con le polemiche. Questa volta, però ci riferiamo alle critiche ricevute dall’organizzazione del Festival per la scarsa attenzione all’immagine. Neanche un pannello dietro il banco dei partecipanti alle conferenze stampa, palco spoglio in occasione della serata inaugurale al Regio. Insomma, secondo alcuni, il TFF si sarebbe presentato all’appuntamento con la sua 29esima edizione con un look sciatto e poco curato. Una polemica che ne innesca altre, relative ai tagli al budget subiti quest’anno: in tutto il Festival è costato 2 milioni di euro, 300mila in meno rispetto allo scorso anno. Niente in confronto ai 13 milioni di euro di cui si è parlato in riferimento ai costi del Festival di Roma. L’immagine è senza dubbio importante per una manifestazione di respiro internazionale come il Festival del Cinema di Torino, ma tra forma e contenuti, preferiamo di gran lunga che prevalgano i secondi, e in questo non siamo stati delusi.

Alla prossima edizione!

Letizia Cavallaro

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