Un taxi per il lato oscuro

Taxi to the dark side

Un documentario scioccante uscito in America nel 2007 arriva il 22 maggio anche in Italia, con notevole ritardo, per raccontare la storia della tortura e della morte di Dilawar, un giovane taxista afghano di 23 anni arrestato come sospetto terrorista e ucciso nel 2002 a forza di maltrattamenti, nonostante i suoi aguzzini ormai sapessero che era innocente. 

Si intitola Taxi to the dark side, un taxi verso il lato oscuro, e l’oscurità a cui ci si riferisce non è solo quella in cui cade improvvisamente Dilawar, ma anche quella in cui è caduta l’intera America durante la presidenza Bush, un periodo in cui, soprattutto su indicazione del vicepresidente Dick Cheney, si è fatto largo uso della tortura contro i sospettati di terrorismo. Nella stragrande maggioranza dei casi erano persone innocenti, spesso vendute da reali terroristi per sviare i sospetti. Tra i detenuti di Guantanamo infatti solo il 7% era stato catturato personalmente da soldati americani. E solo l’1% si è rivelato in qualche modo legato al terrorismo. Come accaduto a Dilawar, arrestato dopo un attacco a una base americana insieme ad altri 3 uomini, passeggeri del suo taxi, su indicazione di un comandante guerrigliero che voleva guadagnarsi l’amicizia degli americani ma che in realtà era il vero responsabile dell’attacco. I tre passeggeri di Dilawar, portati a Guantanamo, sono stati rilasciati dopo due anni perché innocenti. 
i soldati accusati di aver ucciso Dilawar non hanno mai pagato per i loro crimini. L’ufficiale che comandava l’interrogatorio ha ammesso le sue colpe e ha avuto addirittura due mesi di prigione. Tutti gli altri militari americani colpevoli di torture nel carcere di Bagram hanno avuto al massimo lettere di biasimo o sono stati degradati. Quasi nessuno ha lasciato l’esercito. Oltre a Dilawar anche un mullah (un religioso islamico) afghano, Habibullah, è stato torturato a morte a Bagram, ma i colpevoli non sono mai stati identificati perché non era possibile sapere quale degli innumerevoli colpi ricevuti lo abbia ucciso. 
Tutto questo si aggiunge alle più note torture nella prigione di Abu Ghraib, in Iraq.  
E’ certamente un luogo molto oscuro quello in cui l’America ha viaggiato negli ultimi anni. La speranza è che questo documentario sia la dimostrazione che ha la capacità di uscirne, soprattutto grazie al nuovo corso della presidenza Obama. Perché se una democrazia usa sistematicamente la tortura allora non è per nulla distinguibile dalla dittatura e dal terrorismo. 

Francesco Defferrari

Il trailer italiano del documentario su Youtube

 
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