Tassa sul cinema in arrivo

salacinemaEra stata nominata una prima volta a dicembre, in una bozza del decreto mille proroghe. Poi era stata ritirata dopo molte polemiche. Fino ad ora, quando nel decreto che dovrà essere approvato entro il 27 febbraio da entrambi i rami del parlamento – per diventare legge e non decadere – è ricomparsa la tassa sul cinema. Nuova spesa che graverà, quindi, sulle famiglie con un euro in più a biglietto.

Secondo il testo proposto dall’esecutivo, dal 1° luglio e fino al 31 dicembre 2013, per accedere alle sale cinematografiche, ad esclusione di quelle delle comunità ecclesiali e religiose, ci sarà “un contributo speciale a carico dello spettatore pari a un euro da versare all’entrata del bilancio dello Stato”.
Sarà poi un decreto dei due ministeri dei Beni culturali e dell’Economia a stabilire come riscuotere queste somme. Ma il provvedimento, nei disegni del Governo, è molto importante perché serve a finanziare per 45 milioni nel 2011 e 90 nel 2012 le agevolazioni al cinema: tax shelter e tax credit.
Visto che i soldi non ci sono e il Governo non sa bene dove prenderli per finanziare le agevolazioni fiscali previste per la produzione cinematografica, ancora una volta si approfitta delle tasche dei cittadini. Unica eccezione le sale delle comunità religiose, che in Italia sono meno di mille, ovvero quelle sale spesso aperte solo il fine settimana in cui non c’è solo cinema ma anche rappresentazioni teatrali o di danza, dove i biglietti già in media costano meno e i film trasmessi prendono in considerazione i giudizi espressi dalla Commissione nazionale valutazione dei film della Cei.
La notizia è stata mal digerita da tutto il mondo dello spettacolo, già seriamente preoccupato per gli scarsi finanziamenti ricevuti negli ultimi anni nonostante gli ottimi risultati di cassa ottenuti dal cinema italiano. «È evidente – sottolinea Maurizio Roi, vicepresidente dell’Agis – che l’unico risultato certo sarebbe la crisi definitiva di moltissime sale e soprattutto di quelle più impegnate a programmare cinema italiano e di qualità. Il prelievo, infatti, costringerebbe a insostenibili economie aziendali o a un aumento del prezzo dei biglietti che inciderebbe negativamente sulle frequenze nelle sale».
Contrari al provvedimento anche i produttori dell’Anica che chiedono di ricercare una soluzione concordata e le associazioni dei consumatori che ricordano come già oggi i cinema italiani siano tra i più cari del mondo, visto che il costo medio di un biglietto è pari a 7,50-8,00 euro e per le visioni dei film in 3D può arrivare a 12 euro. Prezzi che a questo punto potrebbero salire, rispettivamente, fino a 9 e 13 euro.
Le associazioni dei consumatori annunciano un ricorso al Tar e un eventuale sciopero degli spettatori. Ora bisognerà vedere che fine farà il provvedimento che deve essere approvato nelle prossime due settimane ma deve ancora passare alla Camera. Non resta che approfittarne e andare al cinema questo fine settimana.

Marianna Lepore

 
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