Oscar, il miglior regista è donna

BigelowOscarQualcuno l’ha definita la vittoria di Davide contro Golia perché a poche ore dalla consegna degli Oscar erano tutti pronti a fare grandi scommesse sul regista James Cameron e sul suo film Avatar. Invece nella Notte delle stelle è Kathryn Bigelow a vincere con The Hurt Locker per la miglior regia e il miglior film.

Per la prima volta nella storia degli Oscar, la statuetta va a una donna regista, la cinquatottenne Bigelow, che avrà festeggiato l’8 marzo decisamente soddisfatta. Anche perché non è solo la vittoria di una donna su un uomo. A far notizia è che la Bigelow è anche l’ex moglie di James Cameron, che con il suo campione di incassi Avatar ha dovuto recitare la parte del grande sconfitto in entrambe le categorie (miglior regia e miglior film). La pellicola di Cameron porta a casa le statuette per miglior sceneggiatura, fotografia ed effetti speciali, mentre la Bigelow vince anche per sceneggiatura originale, montaggio, suono e montaggio sonoro. Il risultato, nella battaglia tra ex coniugi più mediaticamente evidenziata della storia, è un 6 a 3 a favore della regista.
Così il film che ha incassato di più nella storia del cinema, Avatar appunto, incassa una sonora sconfitta da una pellicola che ha avuto grandi problemi di distribuzione nelle sale e, solo ora, potrebbe conquistare il pubblico.
Il film della Locker racconta la guerra, come facevano i suoi diretti concorrenti Cameron e Tarantino. Lo fa mettendosi nei panni dei militari americani che disinnescano bombe nella guerra in Iraq. E racconta in particolare la dipendenza di uno degli artificieri dalla scarica di adrenalina che questo compito gli trasmette.
The Hurt Locker non prende posizione sul conflitto e si limita a mostrare i sacrifici, i traumi e sopratutto “la dipendenza dalla guerra” a cui sono sottoposti i militari. Così i tempi in cui a vincere era Michael Moore, l’antiamericano, sembrano lontanissimi.
La pellicola della Locker non è arrivata alla cerimonia indenne dalle critiche. È stato definito “una collezione di scene totalmente implausibili” da parte di alcuni veterani della guerra in Iraq. Non solo. Un’azione legale contro il film è stata avviata in un tribunale del New Jersey da un sergente dell’esercito americano che accusa gli sceneggiatori di aver usato la storia della sua vita per il film.
La Bigelow, però, era lo stesso raggiante quando sul palco Barbra Streisand ha annunciato, aprendo la busta, “Il momento che aspettavamo è arrivato”. Dopo 82 anni a vuoto, una donna ha ricevuto il premio più ambito e forse in quel momento poco importava che la pellicola meritasse il riconoscimento.
In un momento storico in cui gli Stati Uniti provano a lasciare una guerra di cui a fatica hanno trovato una giustificazione, la regista sul palco ha voluto ringraziare tutti coloro che indossano una divisa e “ci proteggono”.
Nessuna grande novità nelle altre categorie. Il miglior attore è Jeff Bridges di Crazy Heart che batte George Clooney di Tra le nuvole e la miglior attrice è Sandra Bullock che per l’interpretazione in The Blind Side riesce a sconfiggere Meryl Streep (candidata per Julie & Julia). Un riconoscimento importante visto che pochi giorni prima aveva conquistato anche un “Razzie”, il premio al peggior interprete, per il flop “All about Steve”.
I migliori attori non protagonisti sono Mo’Nique, interprete di Precious, e Cristoph Waltz di Bastardi senza gloria, l’unico premio che va al film di Quentin Tarantino che aveva ricevuto sette nomination.
Anche l’Italia fa la sua piccola apparizione con due vincitori italoamericani: il calabrese Mauro Fiore, miglior fotografia per Avatar, che ritira il premio al grido di “Viva l’Italia” e Michael Giacchino, miglior colonna sonora per Up.

Marianna Lepore

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