Leoni per agnelli

Lions for Lambs

Leoni per Agnelli è un film del 2007 diretto da Robert Redford e interpretato da lui, Tom Cruise e Meryl Streep, che ha avuto scarso successo al cinema. In parte per la sua struttura basata quasi esclusivamente sul dialogo, in parte per lo scarso interesse generale che hanno suscitato i film con al centro il tema della guerra al terrorismo, come l’altrettanto bellissimo Nella Valle di Elah

Eppure Leoni per Agnelli spiega e racconta quello che è accaduto in america e nel mondo negli ultimi anni con eccezionale lucidità. Il personaggio di Robert Redford è un professore universitario che in un lungo incontro cerca di risvegliare l’interesse di un suo studente sfiduciato e assenteista, che ha deciso di ignorare tutti i problemi della società per dedicarsi soltanto al divertimento. Meryl Streep e Tom Cruise sono una famosa giornalista e un giovane politico repubblicano in ascesa, che si incontrano per una lunga intervista quando il politico decide di annunciare una nuova operazione per vincere la guerra in Afghanistan. E poi ci sono due ex studenti del professore, un nero e un latino, che si sono arruolati per idealismo e finiscono coinvolti proprio nella tragica offensiva afghana.
I temi affrontati dal film sono tanti e tutti profondamente attuali: il modo in cui la politica manipola il giornalismo e il giornalismo si lascia manipolare. Il disimpegno dei giovani che non trovando un modo per cambiare la società rinunciano semplicemente all’idea di farlo. E poi ci sono i leoni del titolo, cioè in questo caso i due idealisti soldati mandati incontro alla morte per un’operazione propagandistica, un richiamo della frase storica “Non ho mai visto simili leoni comandati da simili agnelli”, pronunciata da un ufficiale tedesco durante la prima guerra mondiale, dopo aver visto i soldati brittanici mandati a morire a migliaia contro le mitragliatrici da comandanti arroganti e inetti.
E il senso del film è proprio una riflessione molto dura sulle guerre in Iraq e Afghanistan volute dall’amministrazione Bush, pianificate e organizzate male dalla politica sulla pelle dei soldati, prive di qualsiasi strategia a lungo termine che potesse garantire davvero la nascita di democrazie stabili nei due paesi. 
Il giovane politico interpretato da Tom Cruise è un inquietante esempio di come la propaganda basata sul patriottismo possa giustificare qualsiasi cosa, anche il piano folle di estendere la guerra all’Iran con qualsiasi mezzo disponibile, cioè le bombe atomiche. Alla fine la giornalista si rende conto di come la passiva accettazione del principio dell’unità nazionale contro il terrorismo abbia permesso a un elite politica incapace e criminale di sprofondare il paese in due guerre senza sbocco, le cui notizie in patria ormai scompaiono sistematicamente in mezzo al gossip e allo spettacolo. E alla fine il giovane studente vedendo tutto questo in televisione forse si rende conto che la consapevolezza che la società e la politica sono ormai folli e ciniche non è affatto una buona scusa per non fare niente

Francesco Defferrari

Il discorso del professore allo studente

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