Hollywood off: se la crisi si prende i sogni

crisiHollywoodNicolasCagevittimaQuesta volta è  proprio il caso di dirlo: a Hollywood più che di star, in giro ormai c’è traccia solo di stelle cadenti, sbiadite e pericolosamente avviate sul viale del tramonto. Già, perché come si sa, la crisi economica non ha risparmiato proprio nessuno, e anche nella Mecca del cinema si respira un’aria molto più dimessa rispetto agli anni passati. L’ultimo a pagare il prezzo della recessione economica è stato Nicolas Cage, nipote del grande Coppola ed erede di una stirpe di cineasti tra le più influenti di Hollywood.

L’attore, che durante la sua carriera non si è fatto mancare proprio nulla, da un castello in Baviera a un teschio di dinosauro, dovrà versare sette milioni di dollari al fisco americano. Ma non finisce qui, perché la lista dei debiti del premio Oscar è molto più lunga di quella dei ruoli che ha interpretato. Tutto grazie all’”incapacità” del suo commercialista, che ha accumulato perdite colossali gestendo in modo dissennato il patrimonio dell’attore, evaporato per colpa di investimenti risucchiati dalla bolla dei mutui subprime. Risultato: Nicolas Cage ha fatto causa al suo ormai ex-collaboratore per farsi risarcire la cifra record di 20 milioni di dollari. Intanto per lui si prospettano tempi nerissimi: per non finire  come Boy George, che per tirare avanti si è messo a vendere magliette in un mercatino di Londra, Nicolas ha dovuto mettere in vendita due sue ville nel quartiere francese di New Orleans battute all’asta per tre milioni e mezzo di dollari. Ma il bel nipote di Coppola è solo l’ultimo della serie: prima di lui erano finite in bolletta star come Eddy Murphy, costretto a vendere la sua dimora californiana per 15 milioni di dollari (anziché trenta) e l’ex bagnina più famosa del mondo, Pamela Anderson. La bionda dovrebbe rimpinguare le casse del tribunale di Los Angeles con 250 mila dollari di tasse evase e la compagnia edile che le ha ristrutturato casa, sulla spiaggia di Santa Monica, con più di un milione e 200mila dollari. Altre star, pur colpite dalla recessione e dalla scarsità delle mega produzioni di un tempo, hanno invece accettato di dimezzare i propri cachet, adattandosi al nuovo clima di austerity che regna negli studios: da Meryl Streep a Will Smith, da Harrison Ford al pluripremiato Ron Howard, che pare abbia offerto il suo lavoro alle major a prezzi più che scontati.
E mentre Hollywood si interroga sul suo futuro, le case di produzione cominciano a puntare tutto su India e Cina per sperare di rimanere a galla mentre imperversa la crisi. Basti pensare all’indiana Reliance ADA Group, che ha investito ben 325 milioni di dollari nel Dream Works targata Steven Spielberg e alla cinese Huayi Group che punta a colonizzare i territori della Sony Picture. Un unico dato basta a dare il polso della situazione: quest’anno solo 8 pellicole sono state prodotte interamente nei vecchi teatri di posa di Sunset Boulevard e Wiltshire Boulevard, contro le 71 di 13 anni fa. Ridimensionare è diventato un imperativo, l’ultimo modo forse per ridare un senso all’industria cinematografica e ai suoi interpreti. Prima che, come in un film, arrivino i titoli di coda a spazzare via tutto.

Valeria Calicchio


Ordina libri, cd, dvd su Ibs e sostieni il sito

 

Leave a Reply

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>