Habemus Papam e la rivolta della Chiesa

HabemusPapamMichelPiccoliSiamo abituati all’interferenza della Chiesa, nel nostro Paese, in qualsiasi campo: dalla sfera intima e personale ai problemi politici, dalle leggi agli scontri etnici, dai programmi televisivi al cinema. Era prevedibile che qualcosa sarebbe stato detto anche sull’ultimo film di Nanni Moretti, Habemus Papam, appena uscito nelle sale. Stavolta, però, la censura è stata preventiva, con inviti a boicottare la pellicola perché “offende la nostra religione”.

Così il film di Moretti in un certo senso si è beccato anche un bel po’ di propaganda gratuita visto che una volta scoppiata la polemica è stata ripresa da tutti i giornali. Il primo articolo è stato pubblicato in concomitanza con l’uscita nelle sale della pellicola e definiva Habemus Papam “un film ben fatto”. Anche se l’autrice dell’articolo ci teneva a precisare che il regista ha immaginato la morte di una Chiesa vecchia e confusa, ma gliene è sfuggita l’essenza.
Il Papa qui raccontato, interpretato da Michel Piccoli, non si affaccia alla finestra una volta eletto. È un Papa che non si sente pronto per il ruolo ed entra in depressione. Così viene convocato in Vaticano un famoso psicoanalista, appunto Moretti, che cercherà di farlo guarire. L’articolo pubblicato dall’Avvenire concludeva che il pubblico uscendo dalle sale avrebbe detto del film: carino e intelligente. Ma la pellicola non rispettava la realtà visto che la Chiesa – cioè noi, credenti in Cristo – siamo ancora piuttosto vivi.
Se il primo articolo del giornale dei vescovi parlava comunque di “un ritratto umano ma senza la fede”, ci ha pensato l’edizione domenicale a lanciare un invito a boicottare al botteghino Habemus Papam. Il vaticanista Salvatore Izzo ha invitato i cattolici a non andare al cinema. “Saremo noi a decretare il successo di questo triste film, se ci lasceremo convincere ad andare a vederlo, perché il pubblico laico si annoierebbe a morte e, infatti, diserterà le sale. È su di noi che si fa conto per recuperare l’investimento cospicuo che è stato fatto per ricostruire la Sistina in uno studio”.
E per evitare che qualche cattolico amante dei film di Moretti si informi sull’opinione di altri critici cinematografici ecco una nuova precisazione: “non fidiamoci dei critici cattolici, anche se preti, che lo assolvono (con una ben curiosa giustificazione: Moretti poteva essere molto più cattivo). Bocciamolo al botteghino.”
Anzi, sollecita Izzo, per respirare l’atmosfera del Conclave, andateci direttamente alla Sistina, visto che per i giorni della beatificazione di Giovanni Paolo II i Musei Vaticani hanno dimezzato (per fortuna, aggiungiamo noi) il costo dei biglietti.
Nel primo weekend di proiezione il film ha però sfiorato 1 milione e 300 mila euro nelle sale, quindi in molti hanno preferito vedere il film per farsi un’opinione. Nonostante quasi tutti i prelati più conservatori fossero partiti all’attacco del film. Addirittura Antonio Vacca, vescovo emerito di Alghero, aveva definito il regista «un mezzo al servizio di Satana per allontanare l’uomo da Dio», monsignor Giacomo Babini, vescovo emerito di Grosseto, aveva invitato il regista ad andare “lui da uno psicologo” e monsignor Gerardo Pierro, arcivescovo emerito di Salerno, aveva anche detto (certo non mostrando un particolare animo cristiano) che se un film del genere fosse uscito in un paese musulmano «gli islamici forse avrebbero incendiato i cinema o tentato di uccidere per blasfemia il regista.»
Unica voce fuori dal coro è quella di Radio Vaticana che del film ha detto: “Nessuna ironia, nessun macchiettismo. Tutto molto umano”.
La censura preventiva che forse voleva nascondere l’immagine di un Papa troppo uomo come gli altri, con i dubbi tipici di una persona che sta invecchiando, e gli appelli cattolici hanno commesso lo stesso errore già fatto con i film “La Passione” di Mel Gibson e “Il Codice Da Vinci”: diventati dei kolossal anche grazie alla critica negativa (con relativa pubblicità e curiosità) da parte delle alte sfere della Chiesa.

Marianna Lepore


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