Avatar e i suoi critici

AvatarAvatar è un successo mondiale di proporzioni incredibili: nel mondo ha già guadagnato 1,7 miliardi di dollari e potrebbe riuscire a battere il record di tutti i tempi, quello stabilito da Titanic, 1,8 miliardi, opera dello stesso regista, James Cameron, già famoso negli anni 80 per aver diretto Terminator e Aliens. Con queste cifre Cameron può ignorare tranquillamente qualsiasi critica.

 Il film però ne ha suscitate diverse, probabilmente proprio per l’enorme impatto che ha avuto sul pubblico. In Avatar i terrestri del 2154 arrivano su un pianeta alieno che hanno chiamato Pandora. La spedizione è guidata da una compagnia mineraria interessata a un minerale preziosissimo che sul pianeta abbonda. Pandora però è abitata non soltanto da una grande varietà di vita animale e vegetale, ma anche da un popolo relativamente simile agli uomini, i Na’Vi. L’atmosfera di Pandora però non è respirabile per i terrestri, che per restare sul pianeta hanno bisogno di maschere o di usare gli avatar. Corpi uguali a quelli degli alieni creati con l’ingegneria genetica che la mente di un terrestre può abitare per girare sul pianeta con il corpo di un Na’Vi. Gli avatar sono stati sviluppati anche per stabilire buoni rapporti con gli indigeni, ma quando il protagonista, un soldato rimasto paralizzato che sostituisce il fratello gemello morto alla “guida” di un avatar, arriva sul pianeta la situazione sta precipitando. I terrestri sono impazienti di espandere le loro miniere, anche se significa distruggere le foreste del pianeta, e i Na’Vi sono insofferenti per le attività dei terrestri, e i tentativi di ingraziarli con merci e tecnologie non sembrano aver funzionato. La principale differenza tra terrestri e indigeni, a parte il fatto che i secondi sono molto più alti e hanno la pelle blu azzurra, è che i Na’Vi hanno un profondo rapporto con il loro pianeta, e non riescono a comprendere l’atteggiamento distruttivo dei terrestri. Vivendo con i Na’Vi, all’inizio per spiarli, il protagonista arriverà a capire la loro mentalità e i loro valori.
Trama e contenuti del film hanno indispettito parecchi gruppi. Una parte della destra americana ad esempio non ha apprezzato che il protagonista del film sia un soldato che si ribella al comando terrestre, insieme ad altri tra militari e scienziati, per difendere una razza aliena. E non ha amato nemmeno il contenuto fortemente ecologista del film, in cui il pianeta Pandora è un vero organismo vivente e senziente (che ricorda la teoria di Gaia della nostra Terra) con cui il protagonista riesce a comunicare, per dirle che i terrestri sono un pericolo, perché hanno distrutto il loro pianeta di origine.
Anche il Vaticano ha criticato il film, perché “incoraggia la venerazione della natura”: i Na’Vi non adorano un dio astratto ma il loro pianeta, che chiamano Eywa, e per quanto riguarda i terrestri in loro non c’è la minima traccia di religione. Il governo cinese invece non si è pronunciato ufficialmente ma ha fatto ritirare presto il film dalle sale per sostituirlo con uno su Confucio, nonostante il successo che Avatar stava riscuotendo presso il pubblico. 
Critiche che rivelano molto su chi le fa: i soldati di Avatar sono mercenari al servizio di una compagnia mineraria, ma è ovvio che il comportamento dei terrestri nel film ricorda molto quello adottato da tutti gli stati imperialisti, dai romani fino agli americani. La scusa di portare la civiltà, la democrazia o qualunque altro slogan roboante nasconde sempre e soltanto un desiderio di rapina e saccheggio. Così facevano i romani, così ha fatto spesso il governo cinese contro le proprie minoranze, così hanno fatto gli europei nel resto del mondo, così hanno fatto gli americani in Iraq. Le critiche della destra americana al film e l’ostruzionismo del governo cinese smascherano più che altro la loro cattiva coscienza imperialista. 
E un discorso simile vale per la Chiesa cattolica: per i terrestri del film la religione è irrilevante perché di fatto lo è sempre stata negli ultimi duemila anni. I romani pagani massacravano e schiavizzavano le popolazioni indigene dell’Europa esattamente nello stesso modo in cui più tardi lo hanno fatto gli stati cristiani d’Europa. La religione organizzata non ha prodotto mai nessun vero cambiamento, ma semmai ipocrisia e propaganda con cui nascondere i saccheggi imperialisti più moralmente ingiustificabili. Forse il Vaticano dovrebbe preoccuparsi di questo, e non della storia di un film. 
La religione dei Na’Vi, rivolta non a un dio astratto ma a una Dea molto reale, il pianeta che abitano, è molto più concreta delle religioni monoteiste. Come le religioni panteiste e animiste delle varie popolazioni indigene della Terra erano molto più vive nella coscienza delle persone di quanto non sia mai stato il cristianesimo. E infatti le popolazioni indigene non hanno mai devastato il pianeta come fa la nostra società iper-consumistica. 
Così se in Avatar i “buoni” sono quelli che si ribellano a un capitalismo imperialista per difendere la natura, forse è proprio perché saccheggiare un pianeta senza riguardo per la vita è ovviamente qualcosa di profondamente sbagliato e disumano. E il film ha il merito di mostrarlo con grande chiarezza a un pubblico enorme. Ovvio che non piaccia agli ipocriti che abitualmente negano o ignorano il fatto che la nostra società agisce molto spesso proprio come i “cattivi” di Avatar. 

Francesco Defferrari
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