Polanski, anni di fuga e ora l’arresto

Polanski_arrestoDoveva essere una giornata di festa per il regista Roman Polanski che era andato in Svizzera per ricevere un premio alla carriera al Zurich Film Festival. Non doveva nemmeno aver pensato che mettere piede sul suolo elvetico poteva costargli molto caro. E invece non ha fatto in tempo a scendere dall’aereo che, sulla base di un mandato di cattura internazionale emesso dagli Sati Uniti nel 1978, è stato arrestato.

Gli organizzatori del festival che aveva preparato una retrospettiva dedicata al cineasta di origini polacche hanno così perso l’ospite di punta. La giustizia americana, invece, può momentaneamente mettere la parola fine ad una vicenda che in molti avevano dimenticato.
Polanski vive ormai in esilio in Europa da 30 anni, dove è accusato di aver violentato nel 1977, nella casa di Jack Nicholson, una minorenne. Nel 1978, dopo aver confessato di aver abusato della tredicenne Samantha Geimer sotto gli effetti di droghe e aver ricevuto una condanna da parte del tribunale americano di Santa Monica, fuggì in Francia.
Il regista è stato poi, negli anni, perdonato dalla vittima ma su di lui pendeva ancora un mandato di arresto, per questo il regista non ha più messo piede negli Stati Uniti negli ultimi trent’anni, nemmeno per ritirare l’Oscar come miglior regista, nel 2003.

Lo scorso 2 dicembre dopo una vita passata a difendersi dall’arresto, Polanski ha chiesto al tribunale di Los Angeles di essere scagionato dalle accuse che pesano da si lui da oltre trent’anni, ha prodotto una serie di documenti legali, tra cui la risposta dei procuratori, che contiene una descrizione con dettagli sessuali espliciti dell’aggressione alla ragazza allora tredicenne.
La richiesta è stata respinta e il giudice ha dato al regista tempo fino al 7 maggio per presentarsi in aula. Polanski non è andato in tribunale e l’arresto di oggi è una conseguenza diretta di 30 anni di latitanza.
Da allora ha sempre vissuto in Francia, dove ha preso la nazionalità e dove nel 1989 si è sposato con l’attrice Emmanuelle Seigner, con la quale ha due figli. L’arresto ha provocato una dura reazione del ministro della Cultura francese, Frederic Mitterand: “Sono stupefatto – ha dichiarato – di apprendere la cattura di un cittadino francese, che è anche un regista di fama internazionale”.

La vita di Polanski era già stata sconvolta nel 1969 quando la moglie, Sharon Tate, incinta di otto mesi, è uccisa brutalmente insieme ad altre 4 persone dai seguaci della setta di Charles Manson nel quartiere dei vip di Bel Air, a Los Angeles.
Ora, dopo l’arresto in Svizzera, si torna a parlare di lui non per la sua carriera di regista. La giustizia americana potrebbe richiederne subito l’estradizione, ma c’è ancora chi crede che la diplomazia del presidente Nicolas Sarkozy riuscirà a salvare, per l’ennesima volta, il regista.

Marianna Lepore


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