I morti non saranno mai uguali

“Mia adorata Pally, sono gli ultimi istanti della mia vita. Pally adorata ti dico a te saluta e bacia tutti quelli che mi ricorderanno. Credimi non ho mai fatto nessuna cosa che potesse offendere il nostro nome. Ho sentito il richiamo della Patria per la quale ho combattuto, ora sono qui… fra poco non sarò più, muoio sicura di aver fatto quanto mi era possibile affinché la libertà trionfasse.
Baci e baci dal tuo e vostro Paggetto”.
Irma Marchiani “Anty”, 33 anni, nata a Firenze, partigiana.
Fucilata a Pavullo nel Frignano (Modena) il 26 Novembre 1944 dai tedeschi insieme ad altri 3 partigiani.
(https://it.wikipedia.org/wiki/Irma_Marchiani)
Medaglia d’oro al valore militare alla memoria

“Babbo e Mamma, state tranquilli – sono sereno in quest’ora solenne. In coscienza non ho commesso delitti: solamente ho amato come mi è stato possibile. [..]Muoio travolto dalla tenebrosa bufera dell’odio io che non ho voluto vivere che per l’amore! [..]Anche in questo momento sono passati ad insultarmi – << Dimette illis – nesciunt quid faciunt>>. Signore che venga il Vostro regno! Mi si tratta come un traditore – assassino. Non mi pare di aver voluto male a nessuno – ripeto a nessuno – mai che se per caso avessi fatto a qualcuno qualche cosa di male – io qui dalla mia prigione – in ginocchio davanti al Signore – ne domando umilmente perdono”.
Aldo Mei, 32 anni, sacerdote, nato a Ruota (Lucca).
Fucilato il 4 agosto 1944 dai tedeschi a Lucca per aver nascosto ebrei e ricercati.
(https://it.wikipedia.org/wiki/Aldo_Mei)
Medaglia d’argento al valore militare alla memoria.

“Cari compagni,
ora tocca a noi. Andiamo a raggiungere altri tre gloriosi compagni caduti per la salvezza e la gloria d’Italia. Voi sapete il compito che vi tocca. Io muoio, ma l’idea vivrà nel futuro, luminosa, grande e bella. Siamo alla fine di tutti i mali. Questi giorni sono come gli ultimi giorni di vita di un grosso mostro che vuol fare più vittime possibile.
Se vivrete, tocca a voi rifare questa povera Italia che è così bella, che ha un sole così caldo, le mamme così buone e le ragazze così care. La mia giovinezza è spezzata, ma sono sicuro che servirà da esempio. Sui nostri corpi si farà il grande faro della Libertà”.
Giordano Cavestro “Mirko”, 18 anni, nato a Parma, partigiano comunista.
Fucilato a Bardi (Parma) dai fascisti insieme a 4 compagni
(https://it.wikipedia.org/wiki/Giordano_Cavestro)
Medaglia d’oro al valore militare alla memoria

“Carissimi genitori,
non so se mi sarà possibile potervi rivedere, per la qual cosa vi scrivo questa lettera. Sono stato condannato a morte per non essermi associato a coloro che vogliono distruggere completamente l’Italia.
Vi giuro di non aver commessa nessuna colpa se non quella di aver voluto più bene di costoro all’Italia, nostra amabile e martoriata Patria.
Voi potete dire questo sempre a voce alta dinanzi a tutti. [..] Ricordatevi sempre di me”.
Antonio Brancati, 23 anni, nato a Ispica (Ragusa), Allievo ufficiale di fanteria, fucilato il 22 Marzo 1944 dai fascisti a Maiano Lavacchio (Grosseto) insieme ad altri 11 giovani che avevano rifiutato di aderire alla RSI.
(https://it.wikipedia.org/wiki/Eccidio_di_Maiano_Lavacchio)

Gianna, figlia mia adorata,
è la prima ed ultima lettera che ti scrivo e scrivo a te per prima, in queste ultime ore, perché so che seguito a vivere in te.
Sarò fucilato all’alba per un ideale, per una fede che tu, mia figlia, un giorno capirai appieno. Non piangere mai per la mia mancanza, come non ho mai pianto io: il tuo Babbo non morrà mai. [..]
Vai sempre a fronte alta per la morte di tuo Padre.
Paolo Braccini “Verdi”, 36 anni, nato a Canepina (Viterbo), docente universitario e partigiano di Giustizia e Libertà.
Fucilato dai fascisti il 5 aprile 1944 a Torino insieme ad altri 7 partigiani.
(https://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Braccini)
Medaglia d’oro al valore militare alla memoria

[..] Prego i miei di non voler portare il lutto per la mia morte; quando si è dato un figlio alla Patria, comunque esso venga offerto, non lo si deve ricordare col segno della sventura. Con la coscienza sicura d’aver sempre voluto servire il mio Paese con lealtà e con onore, mi presento davanti al plotone d’esecuzione col cuore assolutamente tranquillo e a testa alta.
Possa il mio grido di “Viva l’Italia libera” sovrastare e smorzare il crepítio dei moschetti che mi daranno la morte; per il bene e per l’avvenire della nostra Patria e della nostra Bandiera, per le quali muoio felice!
Franco Balbis “Francis”, 32 anni, nato a Torino, Capitano di Artiglieria, decorato di Medaglia d’Argento, di Medaglia di Bronzo e di Croce di Guerra di 1a Classe e partigiano. Rifiuta di aderire alla RSI per salvarsi.
Fucilato a Torino dai fascisti il 5 Aprile 1944 insieme ad altri 7 partigiani
(https://it.wikipedia.org/wiki/Franco_Balbis).
Medaglia d’oro al valore militare alla memoria

Mamma adorata,
quando riceverai la presente sarai già straziata dal dolore. Mamma, muoio fucilato per la mia idea. Non vergognarti di tuo figlio, ma sii fiera di lui.
Non piangere Mamma, il mio sangue non si verserà invano e l’Italia sarà di nuovo grande. [..] Viva l’Italia libera!
Achille Barilatti “Gilberto della Valle”, 22 anni, nato a Macerata, Tenente di Artiglieria e partigiano, fucilato dai fascisti il 23 Marzo 1944 a Muccia (Macerata), ultimo dei suoi 30 compagni
(https://it.wikipedia.org/wiki/Eccidio_di_Montalto)
(https://it.wikipedia.org/wiki/Achille_Barilatti)
Medaglia d’oro al valore militare alla memoria

“La strage è avvenuta localmente in Germania e non in Italia, e questo ha concesso alla maggior parte degli italiani di trovarsi un alibi facile, cioè ‘queste cose le hanno fatte loro, non le abbiamo fatte noi’. Ma le abbiamo cominciate noi. Il nazismo in Germania è stata una metastasi di un tumore che era in Italia. È un tumore che ha condotto vicino alla morte la Germania e l’Europa, vicino al disastro completo”.
“Avevamo deciso di trovarci, noi italiani, ogni domenica sera in un angolo del Lager; ma abbiamo subito smesso, perché era troppo triste contarci, e trovarci ogni volta più pochi, e più deformi, e più squallidi. Ed era così faticoso fare quei pochi passi: e poi, a ritrovarsi, accadeva di ricordare e di pensare, ed era meglio non farlo”.
È avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire”.
Primo Levi, deportato ad Auschwitz a 24 anni perché partigiano ed ebreo, sopravvissuto.
L’indifferenza è più colpevole della violenza stessa. È l’apatia morale di chi si volta dall’altra parte: succede anche oggi verso il razzismo e altri orrori del mondo. La memoria vale proprio come vaccino contro l’indifferenza”.
“Ho la paura della perdita della democrazia, perché io so cos’è la non democrazia. La democrazia si perde pian piano, nell’indifferenza generale, perché fa comodo non schierarsi, e c’è chi grida più forte e tutti dicono: ci pensa lui”.
Liliana Segre, deportata ad Auschwitz a 13 anni perché ebrea, sopravvissuta.
“Il Lager non è mai uscito dal mio cuore e dal mio cervello. Niente potrà riparare la ferita subita, ma sono convinta che noi ex-deportati possiamo fare qualcosa per gli altri, il mio ricordo non può e non deve rimanere chiuso tra le mura di casa, all’interno della famiglia, sento che la mia sventura riguarda tutti, le vittime di ogni violenza, ma anche chi continua a pensare all’altro come nemico da annientare, da liquidare”.
Marta Ascoli, deportata ad Auschwitz e Bergen-Belsen a 17 anni perché ebrea, sopravvissuta.
(https://it.wikipedia.org/wiki/Olocausto_in_Italia)

“Parlano, mi chiedono, e io ho la gola chiusa e non so cosa dire loro. Sono certo che se non è giunta nessuna notizia Emilio è morto. Ma come faccio a dirlo a sua madre? Se vuole sapere come si moriva nei Lager, come faccio a dirle gasato, bruciato vivo, vivisezionato, annegato, buttato nella calce viva, sul filo elettrificato, sgozzato, impiccato, ammazzato di botte, di fame, di freddo, di sete, in ogni caso dopo aver atrocemente patito? Per anni, in seguito, ho parlato pochissimo soprattutto a madri e a spose di amici, per riguardo alla loro sofferenza”.
“Più gli anni passano più restano vivi nel mio ricordo i compagni di deportazione, cui si aggiungono in seguito i morti dopo il rimpatrio. Fra questi Dorino, che ha lasciato la moglie e due figli piccoli, senza aiuti né pensione, a causa di incuria, dimenticanza, leggi inique. È così per tutti coloro che sono morti in conseguenza della deportazione, ma dopo la liberazione: la pensione di guerra non viene riconosciuta senza adeguati documenti, certificati, timbri, e qui non c’è da pensare che i nazisti rilascino certificati di malattia contratta nel Lager”.
Antonio Scollo, partigiano deportato a Dachau a 17 anni, sopravvissuto. Dal libro ‘I campi della demenza’.

“Se, mentre si stava lavorando, chi si trovava davanti a me o di fianco cadeva, io non potevo permettermi di aiutarla a rialzarsi o di vedere quello che aveva. Poteva essere chiunque, magari la compagna che dormiva con me nella koja: io dovevo semplicemente scavalcarla e andare avanti a fare il mio lavoro. Se mi fossi fermata sarei finita anch’io lì a terra a furia di frustate”.
Elvia Bergamasco, staffetta partigiana deportata ad Auschwitz a 14 anni, sopravvissuta. Dal libro “Il cielo di cenere”.
(https://it.wikipedia.org/wiki/Deportati_politici_italiani)

«Questa è memoria di sangue, di fuoco, di martirio, del più vile sterminio di popolo, voluto dai nazisti di von Kesselring, e dai loro soldati di ventura, dell’ultima servitù di Salò, per ritorcere azioni di guerra partigiana.»
(Salvatore Quasimodo, epigrafe alla base del faro monumentale che sorge sulla collina di Miana, sovrastante Marzabotto)
(https://it.wikipedia.org/wiki/Atlante_delle_stragi_naziste_e_fasciste_in_Italia)

«Vedi quelle sentinelle dietro i reticolati? Sono loro i prigionieri di Hitler, non noi. Noi a Hitler e Mussolini diciamo no, anche quando ci vogliono prendere per fame.»
(Sergente Cecco Baroni, internato in Germania, in Mario Rigoni Stern: Soldati italiani dopo il settembre 1943, FIAP, Roma 1988, pag. VI)
(https://it.wikipedia.org/wiki/Internati_Militari_Italiani)

25 Aprile, perché dalla parte giusta c’era tutta l’Italia migliore, e dall’altra parte c’era solo il Male.

L’ombra di B.

Al momento, il conflitto di interessi è passato un po’ in secondo piano nella politica italiana, un’altra delle promesse elettorali rimandate a data da destinarsi dal Movimento 5 Stelle. Eppure rimane in piedi uguale a ciò che è stato negli ultimi 40 anni: la famiglia Berlusconi infatti continua a possedere un impero mediatico ed editoriale che esercita un condizionamento determinante sull’informazione in Italia. Continue reading L’ombra di B.

Il sonno della ragione genera Mostri

Il Ministro della Paura dice che in Italia non c’è razzismo, nonostante l’evidenza del contrario. Confonde volutamente i reati comuni, che ci sono sempre stati e non sono connessi all’immigrazione, ma semmai all’esclusione e al degrado sociale, con i crimini d’odio, che invece sono aumentati con lui al governo. Esattamente come hanno fatto i nazisti e i fascisti, riduce i complessi problemi della società italiana a propaganda contro un capro espiatorio. Continue reading Il sonno della ragione genera Mostri

Falso, crudele, incapace e odioso

Le azioni di questo governo Grilloleghista in tema di immigrazione, indipendentemente da come la si pensi sul merito della questione, cioè in che modo l’Italia potrebbe davvero limitare o fermare gli sbarchi, sono fondate su quattro orribili pilastri: falsità, crudeltà, incapacità e promozione dell’odio.
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Emergenza democratica permanente

Qualcuno prende in giro chi lancia gli allarmi sulla tenuta democratica dell’Italia, perché in effetti è vero che questi allarmi ricorrono molto spesso. Il problema è che purtroppo le minacce alla democrazia sono tutte reali. In Italia c’è stata e c’è ancora una fetta rilevante della politica e della popolazione che ha simpatie e nostalgie fasciste. E qui non parliamo solo di quelli che vanno in pellegrinaggio a Predappio o comprano articoli con il faccione di Mussolini. La democrazia italiana è stata fragile e in pericolo fin da subito.
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L’Orco Verde e gli orchetti Gialli

L’Orco Verde gioca a fare il Ministro della Paura e guida le truppe contro gli invasori della patria. Poco importa se gli invasori in realtà sono uomini, donne e bambini disarmati. I suoi seguaci sono entusiasti e qualcuno più zelante degli altri ha pensato bene di iniziare a sparare anche sui migranti che sono già qui. Visto che l’opinione pubblica se ne frega se un vigliacco spara ad una bambina, tanto è zingara, e rifiuta di vedere i bambini annegati in mare, sembrerebbe che il pubblico sia maturo per un’escalation della ferocia. I test per il nuovo fascismo stanno andando benissimo.

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Le contraddizioni del M5S

Il blog di Beppe Grillo adesso parla già di altro, ma il 10 ottobre è venuta alla luce nel movimento 5 stelle una frattura che potrebbe facilmente distruggerlo, o perlomeno fargli perdere milioni di voti. I senatori del movimento hanno presentato un emendamento, che è stato approvato in commissione giustizia, per abolire il reato di clandestinità previsto dalla Bossi Fini. Grillo e Casaleggio si sono affrettati a smentire i senatori sul blog, perché tale abolizione non era prevista nel programma, in nome ovviamente della difesa dei poveri italiani senza lavoro. In questo modo hanno preso una posizione politica nettamente di destra, ricevendo pure i complimenti di Bossi, e nettamente idiota.

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Tranquillo Silvio

berlusconi-prega-250Tranquillo Silvio, niente paura. E’ vero che sei stato condannato in via definitiva per frode fiscale, ma in fondo non ti è andata così male e non è che tu corra dei reali pericoli. Un anno ai domiciliari o ai servizi sociali non è poi così tanto considerando tutti i processi in cui sei stato e sei imputato. Sei sempre uno degli uomini più ricchi d’Italia e uno di coloro che hanno maggiore potere sull’informazione nel mondo. Ma soprattutto, ci sono i tuoi amici del PD.

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Guantanamo, dieci anni di diritti violati

Dieci anni fa venti prigionieri varcarono le porte della base navale americana di Guantanamo. Arrivavano dall’Afghanistan, indosso avevano una tuta arancione. Da allora di prigionieri ne sono arrivati molti di più sull’isola cubana. E quel carcere e quella tuta sono diventati il simbolo di una guerra tutt’oggi senza vincitori. L’unica cosa che in dieci anni è cambiata è che da immagine della presidenza Bush, oggi Guantanamo è totalmente assimilabile anche a quella di Obama. Continue reading Guantanamo, dieci anni di diritti violati

Napoli, Vecchioni rinuncia al Forum

L’addio è arrivato anche con un messaggio sul suo profilo facebook: così Roberto Vecchioni ha avvisato i suoi amici e sostenitori di essersi dimesso da presidente del Forum delle Culture 2013. Prima era stata inviata una lettera al consiglio di amministrazione del Forum chiudendo, in questo modo, la valanga di polemiche che la sua nomina aveva portato in questi tre mesi. Dimissioni che sono arrivate a pochi giorni dalla prima riunione operativa sull’evento e che sono subito state coperte dalla nomina del nuovo presidente: il professor Sergio Marotta. Continue reading Napoli, Vecchioni rinuncia al Forum